Mi chiamo Michele Di Fiore e sono nato ad Afragola nel 1963, da una famiglia numerosa e modesta. Nella strada dove abitavo, c’era una chiesa cristiana evangelica che chiamavamo protestante. Questa comunità organizzava una scuola, una sorta di catechismo, per noi bambini. Mia madre lavorava, così la domenica ci mandava tutti a questa scuola, lo faceva per liberarsi di noi, che eravamo tanti, per poter svolgere le sue faccende e per cucinare, fatto sta che ci lasciava andare.

Tutti i miei fratelli hanno frequentato questa scuola, che si faceva di domenica mattina, fino a quando non sono cresciuti e hanno preso altre strade; io, invece, ho continuato perché mi piaceva andarci. Ero attratto dalla gentilezza delle donne che ci accoglievano, e dalle storie che raccontavano. Ricordo la storia di Mosè che aprì il Mar Rosso, di Davide che abbatté un gigante con la sola fionda e di Daniele che sopravvisse nella fossa dei leoni. Ero solo un bambino, tuttavia crebbe nel mio cuore il desiderio di conoscere meglio questo Dio così potente che mi era stato presentato.

Gli anni passavano e arrivai all’età in cui mia madre mi fece fare la comunione, a tredici anni mi sentii quasi un adulto, così pensai che fosse arrivato anche per me il momento per ritirarmi dalla scuola domenicale. In casa mia c’era discordia perché mamma e papà non andavano molto d’accordo, si urlava spesso e si dicevano molte parolacce, non avevamo la Bibbia, solo la guerra. Questa situazione disagevole mi faceva desiderare di poter far parte di una delle famiglie che avevo conosciute in chiesa, persone che, pur essendo severe, avevano una sana condotta e io vedevo in loro una luce diversa.

Ero combattuto, non sapevo decidere se lasciare o meno la comunità, tuttavia prima di andarmene, partecipai all’ultima chiusura della scuola domenica, dovevamo fare una recita. Alla fine, ogni bambino che aveva partecipato avrebbe avuto un premio, ma per chi aveva recitato bene c’era un regalo in più. Fui scelto per fare la recita, avevo 14 anni, mi impegnai al massimo per fare bene la mia parte e vinsi il primo premio. Fu il fratello Stefano D’Alessandro a consegnarmelo; il premio consisteva in un borsello che conteneva una Bibbia e due libri dei cantici che cantavamo in chiesa.

Fui contentissimo di possedere qualcosa che avevano anche loro, meravigliato di essere stato considerato da persone che non facevano parte del mio mondo, ma che stimavo. Iniziai a leggere il libro ricevuto, e il mio cuore si apriva quando lo leggevo. In me c’era sempre l’idea di non andare più in quella chiesa ma, una credente che si chiamava Giannina parlò a mia sorella Patrizia di una riunione giovanile che si sarebbe tenuta il sabato sera, dove sarebbe intervenuto un gruppo musicale. Patrizia lo disse a mamma che acconsenti a farla andare.

Michele e Patrizia

Questa autorizzazione di mia madre, fu davvero un evento, infatti, lei non permetteva alle mie sorelle di andare in quella chiesa, poiché si diceva che le protestanti avessero difficoltà a sposarsi; quindi, lasciava liberi solo i maschi. La sorella Giannina parlava anche a mia madre del Vangelo, ma lei non voleva accogliere il messaggio di salvezza perché minacciata dai suoi clienti, che non avrebbero comprato la frutta da una protestante. Siccome mia mamma pensava più al denaro, avendo tanti figli da portare avanti, pensò bene di rifiutare il messaggio della salvezza.

Il sabato sera a riunione conclusa, Patrizia uscì da quel locale con gli occhi pieni di lacrime e illuminati dalla gioia che infonde la presenza di Dio. Quando ritornò a casa, tutti la presero in giro, non comprendendo il senso delle sue lacrime e pensando che l’avessero picchiata; lei rispose, semplicemente, che aveva accettato Gesù nel suo cuore. Ovviamente, la famiglia non comprese cosa volessero dire quelle parole; intanto io la guardavo e riflettevo sulla mia decisione di non voler più frequentare la scuola domenicale. Oggi posso affermare con sicurezza che, fu la sua reazione a spingermi ad andare al culto, io mi ero limitato solo ad andare di domenica mattina, non avevo mai assistito ad un culto.

Sicuro della mia decisione, quando tornai dal lavoro, mi lavai, presi la mia Bibbia e mi recai in chiesa. Fu una grande gioia rivedere dei volti conosciuti, come la signora Maria della merceria, la signora Giulia con il suo gioioso sorriso. Fu per me una novità e, ricordo, che fui colpito dal loro modo di pregare, i loro volti erano pieni di gioia quando alzavano gli occhi al cielo. Sorse nel mio cuore il desiderio di avere la stessa gioia. Ritornai ai culti successivi, e durante una riunione feci una preghiera: “Signore se tu esisti, e lo vedo nel volto di questi credenti, ti chiedo di fare lo stesso anche per me e mettere gioia nel mio cuore, poiché mi sento un peccatore”.

Ero un bravo ragazzo, ubbidivo ai miei genitori, a tredici anni già lavoravo; tuttavia, mi sentivo sporco e non avevo la gioia che avvertivano gli altri, così quella preghiera si elevò spontanea dal profondo del mio cuore. Appena finii di pregare, la gioia iniziò a inondare la mia vita. Nulla intorno a me era cambiato, ma sentivo che dentro di me, nella mia anima, tutto era diverso. Iniziai a leggere la Bibbia con più attenzione, approfondendo alcuni concetti, per poi parlarne con mia sorella e confrontare le nostre esperienze. Ma questa bella comunione durò poco.

Mia madre si rese conto che Patrizia, era cambiata ed era presa dalla nuova fede, le vietò di andare in chiesa, arrivando a picchiarla pur di non lasciarla libera di frequentare la comunità. Io invece, essendo maschio e non soggetto al suo stretto controllo, dopo il lavoro con la scusa di andare a fare una passeggiata, mi incontravo con il fratello Cipolletta in via Cinquevie, per andare insieme in macchina a Casalnuovo. Ma la persecuzione che subiva mia sorella, turbava la mia anima ripercuotendosi sulla mia vita spirituale.

Il locale che fu costruito a (Licignano) Casalnuovo era più grande per accogliere tutti; quindi, nel 78/79, la mattina la Scuola Domenicale veniva fatta ad Afragola, mentre di sera andavamo tutti a Casalnuovo per celebrare il culto. La domenica mattina non riuscivo partecipare, mia madre era sempre più contrariata dal fatto che i suoi figli erano così legati a quella chiesa; arrivò al punto di minacciare il pastore. Per quanto avessi più libertà rispetto a Patrizia, per potermi recare in chiesa dicevo a mia madre che andavo a fare una passeggiato con gli amici in piazza. Le cose peggiorarono quando Patrizia tentò di fare il battesimo, mia madre lo scoprì e successe un putiferio in casa. Iniziarono le restrizioni anche per me.

Frequentavo la comunità ogni volta che potevo, anche se ero molto travagliato per la situazione che io e mia sorella vivevamo. I credenti mi furono molto vicini pregando ancora più intensamente per me e per Patrizia. Ricordo di un fratello che ci accompagnava alla scuola domenicale, Raffaele Frezza, si avvicinò e mi incoraggiò con il passo di Isaia “I giovani scelti vacillano e cadono, ma quelli che sperano nell’Eterno acquistano nuove forze, si alzano in volo come aquile; corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano” (Isaia 40:30-31). Grazie a Dio, di credenti che ci incoraggiavano ce n’erano tanti.

Una sera, dopo un culto particolarmente benedetto, ritornai a casa e mamma s’accorse che non ero uscito con i miei amici ma che ero andare in chiesa. Ci fu un’accesa discussione, tanto che si sentì male. Alla vista del suo malore, corsi via verso la piazza e mi fermai in un posto isolato, scoppiai a piangere e in preghiera dissi “Signore io non posso andare avanti così, nella tua Parola ci dici di onorare i genitori, ma io non posso farlo per i continui litigi che ho con mamma, che devo fare? Devo seguirti senza curarmi di loro o devo onorarli e non venire più in chiesa? Io ti voglio servire, ma tu devi liberarmi da questa situazione altrimenti, ti seguirò comunque, ma non andrò più in chiesa”. Dopo quella preghiera, mi calmai e tornai a casa.

La settimana trascorse molto tribolata, avevo preso in cuore la decisione di non andare più in chiesa la sera; ma, mia sorella Rosaria, aveva saputo che un giovane della comunità e mio amico, era ritornato dal servizio militare, era Umberto Castiello. Avevo un grande desiderio di salutarlo e lo dissi a mia sorella, al che mi rispose che potevo andarci perché mamma non avrebbe detto nulla. Io che avevo subito la sua rabbia poco prima, non ci credetti; tuttavia, lei mi rispose “Se non vai ora, non ci andrai più”. Quelle parole mi spronarono a prendere una decisione, così presi la mia Bibbia che avevo nascosto, per timore che me la potessero strappare ancora, e andai in chiesa, meravigliato che il Signore avesse risposto così prontamente alla mia preghiera.

Dopo il culto andai a salutare Umberto, parlammo un po’ e mi incoraggiò a proseguire il mio percorso spirituale. Posso affermare che da quel giorno, le cose ebbero un lieve miglioramento per me e mia sorella, mia mamma iniziò a cedere e darci un po’ più libertà per andare in chiesa. In seguito, Patrizia si fidanzò con Gaetano Guarino e piano piano il varco per la nostra libertà si aprì. Avevo 18 anni quando il Signore ci fece vedere la sua gloria, la mia battaglia iniziata all’età di 14 anni, stava giungendo alla fine.

A 16 anni, nel 1980 nel mese di Febbraio, fui battezzato nello Spirito Santo, anche se non riuscivo sempre ad essere presente ai culti, fu per me una carica per andare avanti nel cammino di fede che stavo facendo nel deserto, ho sperimento le parole del Signore “…la mia acqua ti sarà data e il mio pane ti sarà assicurato…”. A 18 anni, il 10 ottobre del 1982, quasi liberi dalle restrizioni di mia mamma, decisi di fare il patto in acqua e la invitai a venire in chiesa, ma lei mi rispose che sarebbe stato più contenta di vederci morti, anziché membri di quella chiesa. La nostra libertà era relativa, mia mamma non avrebbe mai accettato la nostra conversione e lei stessa non avrebbe mai dato la sua vita al Signore.

I due gruppi di Afragola e Casalnuovo collaboravano insieme, siccome i membri erano cresciuti, la scuola domenicale veniva fatta nella struttura che era stata costruita a Licignano, più grande e che poteva ospitare tutti gli alunni della scuola domenicale. Dopo aver fatto il patto in acqua, fui impegnato come collaboratore del fratello Salvatore Russo, nella classe degli adolescenti. Entrai a far parte anche della corale. I fratelli di Afragola avviarono l’attività evangelistica ad Acerra, in seguito furono aperte delle piccole comunità e noi giovani collaboravamo con i responsabili. È stato in questo periodo che feci la conoscenza di quella che sarebbe stata mia moglie, durante una gita con i credenti della comunità di Acerra.

Mi innamorai subito di lei, non tanto per la sua bellezza; ciò che attirò la mia attenzione, quando iniziai a conoscerla meglio, fu il suo amore per il Signore e per l’opera di Dio. Il mio cuore mi diceva che quella giovane, Carmela Costantino, era la persona che il Signore aveva preparato per me. Il papà di mia moglie è di nazionalità britannica, mentre la mamma è natia di Benevento. Carmela e sua sorella conobbero il Signore in Inghilterra, tramite la lettura di un volantino, e lì divennero membri della comunità evangelica locale. Quando ritornarono in Italia, frequentarono la comunità di Acerra.

Dopo due anni di fidanzamento ci sposammo il 5 agosto del 1989, il Signore ci ha benedetto con tre figli: Denise, Ruben e Jonathan. Io e mia moglie abbiamo fatto parte della corale di Casalnuovo, fino a quando è nata mia figlia Denise nel 1990. La bimba nacque settimina, aveva bisogno di parecchie cure, così Carmela non riuscì più a seguirmi negli spostamenti della corale. Mia moglie aveva bisogno del mio aiuto e frequentare la comunità a Casalnuovo divenne per noi difficile, così nel 1991 lasciammo la comunità per trasferirci ad Acerra, dove abitavo e dove ho collaborato col fratello Silvano Masullo.

Anche ad Acerra ho avuto l’onore di essere impegnato nella Scuola Domenicale con gli adolescenti nella fascia di età dai 12 ai 15 anni. Siamo rimasti ad Acerra fino quando è nato il mio terzo figlio nel 1999, Jonathan. Nel frattempo, i miei suoceri si trasferirono a Piacenza, seguendo mia cognata che aveva sposato un giovane maresciallo dell’Aereonautica. Tutti frequentavano la comunità locale. Mia moglie rimase sola. I miei suoceri ci spronavano a salire a Piacenza, pensando di dare un avvenire migliore ai nostri figli, decidemmo di trasferirci, ovviamente dopo che fui certo di aver ottenuto il lavoro. Era il 28 ottobre del 1999.

Frequentammo la comunità a Piacenza dove siamo ancora oggi, il Signore mi onorò usandomi nuovamente nella Scuola Domenicale, dandomi la possibilità di collaborare col pastore per aiutarlo nelle piccole missioni dei paesi limitrofi. Il signore ha grandemente benedetto la mia vita e la mia famiglia, salvando l’anima dei miei figli e usandoli per la Sua gloria. In conclusione, posso dire che il Signore è stato buono con me.