Tagliaferri Enrico è nato il 19 Gennaio nel 1945 a Napoli, abitava nella zona centrale di Corso Garibaldi. E’ il primo di sette figli. Ha sempre avuto un forte desiderio di conoscere il Signore e s’impegnò come chierichetto nel servire la messa nella chiesa di S. Anna a Capuana. Aveva diciassette anni e mezzo e, come tutti i giovani della sua età, viveva una vita mondana; ma era comunque un cattolico praticante.

Nella sua semplicità di adolescente ragionava che, se la chiesa era di Gesù, allora la soluzione era di frequentare la parrocchia del Gesù Nuovo a Napoli. E così fece. Un giorno mentre si celebrava la Pasqua, si avviò verso la chiesa per il precetto pasquale e invitò un suo amico all’evento, ma questo rifiutò l’invito e si giustificò dicendogli che il suo motivo glielo avrebbe spiegato dopo.

Enrico andò in chiesa, si confessò e, come penitenza da scontare, dovette recitare varie volte la preghiera “Atto di dolore”. Mentre la ripeteva, ragionava su quello che diceva: “Mio Dio mi pento dei miei peccati… e ti prometto di non peccare più” in quel momento udì una voce che gli diceva che era inutile recitare quella preghiera, perché comunque avrebbe peccato di nuovo. Lui restò confuso e rispose a quella voce pensando che magari era un segno che gli indicava di farsi prete.

Ciò che aveva sentito lo portava a pensare che inevitabilmente avrebbe peccato di nuovo e che poi sarebbe ritornato in chiesa per cercare il perdono, e la cosa si sarebbe ripetuta così all’infinito. Poco dopo rincontrò di nuovo l’amico, che prima aveva rifiutato il suo invito, si chiamava Antonio Gargiulo e frequentava la Chiesa Evangelica di Napoli rione Materdei, che divenne poi suo cognato sposando una sorella della moglie.

Questo giovane gli parlò del Signore e lo invitò ad andare in chiesa con lui perché nel 1962 il fratello Harold Herman sarebbe venuto in visita nella comunità di Napoli, per dei culti di evangelizzazione. Enrico accettò volentieri di andare ad ascoltare la predicazione del Vangelo poiché era in cerca della verità e diceva, a sé stesso, che nel momento in cui l’avesse trovata non l’avrebbe mai più lasciata andare.

Quando arrivò il giorno della riunione di culto, si sedette nel banco e ascoltò tutto rimanendo colpito dai giovani che erano presenti, di come pregavano e lodavano Dio. Non fu né scandalizzato ne disturbato dalla manifestazione dei battesimi nello Spirito Santo, anzi ne fu grandemente benedetto. Si rese conto di aver trovato la verità che aveva cercato per tanto tempo e decise di non allontanarsi più. Era minorenne e i genitori furono sconvolti dalla decisione prese dal proprio figlio.

Man mano che cresceva nella fede e nella conoscenza della Parola di Dio, Enrico cercò di far comprendere ai genitori, che aveva cambiato dottrina e che non aveva rinnegato il cristianesimo. La situazione migliorò quando due anni dopo, nel 1964 si fidanzò con Claudia D’Alessandro. Frequentare la famiglia D’Alessandro aiutò la famiglia Tagliaferri ad avvicinarsi a Dio e ad arrivare alla salvezza.

Durante il suo primo culto il fratello non riusciva a pregare come facevano gli altri, lui era abituato a pregare in modo diverso e a recitare a memoria una preghiera. Qui capì che ripetere meccanicamente la preghiera non fa realizzare né ricevere nulla. Si confrontava con i giovani che pregavano intorno a lui e vedeva nel loro volto la gioia di parlare direttamente col Signore, proprio come se fosse accanto a loro, così desiderò di poter pregare in quel modo e lo chiese al Signore in modo semplice.

La risposta non si fece attendere e lui la riconobbe subito perché, in quell’occasione, arrivò come una scossa elettrica che gli attraversò il corpo; per la prima volta avvertiva la vera presenza del Signore Gesù. Così iniziò a pregare e ad aprire il cuore davanti alla presenza di Dio, ma manifestò un problema di grande disagio spirituale, quando pregava, si agitava e spesso tirava pugni a chi gli stava accanto. I fratelli responsabili se ne accorsero e pregarono con lui fin tanto non fu liberato.

Dopo la riunione di culto, i responsabili davano la possibilità di continuare a pregare e il giovane Enrico rimaneva spesso. Una sera restò fino alle dieci per essere maggiormente in comunione con il Signore appena conosciuto, tanto che i fratelli Anastasio, Melluso e Calabrese lo invitarono a tornare a casa data la tarda ora. Dopo tre mesi dalla sua conversione il Pastore Anastasio annunciò che ci sarebbero stati i battesimi, Enrico si presentò agli ammaestramenti, anche se non aveva idea di cosa fossero. I responsabili gli sconsigliarono di fare subito il battesimo, per timore di un ripensamento, essendo un passo importante. Lui non volle sentire ragioni, perché ormai il Signore lo aveva salvato.

Fece il patto in acqua il 9 Settembre del 1962 senza saperlo, insieme a colei che poi sarebbe stata sua moglie. Nel 1964 si fidanzò con Claudia D’Alessandro, la figlia del fratello Pasquale, e nel 1965 si sposarono. Poco dopo il matrimonio, il cognato Stefano che era impegnato nella Scuola Domenicale ad Afragola, gli propose di aiutarlo, collaborando con lui come monitore. Enrico fu lusingato da quella proposta, ma rifiutò perché non era battezzato nello Spirito Santo e non se la sentiva di prendersi un impegno senza la potenza che veniva dall’alto.

Dopo circa un anno, nel mese di agosto in una riunione di culto dei giovani si presentò davanti al Signore munito di uno zelo particolare. Nel momento in cui iniziò a pronunciarle ad alta voce, lo Spirito Santo lo inondò con la sua potenza, facendolo parlare in altre lingue. Il Signore ebbe un tempismo perfetto poiché lo battezzò nel mese di agosto, pronto per accettare la proposta da parte del cognato per la Scuola Domenicale ad Afragola nel mese di Ottobre.

I coniugi Tagliaferri al matrimonio
della sorella Anna Ranaldi e Salvatore
Russo
I coniugi Tagliaferri al matrimonio della sorella Anna Ranaldi e Salvatore Russo

Così nel 1966 il fratello Tagliaferri iniziò a collaborare come monitore nella Scuola Domenicale, suoi alunni furono Giuseppe Palladino, Silvano Masullo e alcuni figli del fratello Frezza. L’esperienza ad Afragola durò dal 1966 al 1968. Il suo compito fu di prendere la domenica, i figli del fratello De Rosa, per portarli alla Scuola e riportarli a casa. Questi tre anni sono stati bellissimi, ricchi di esperienze spirituali in cui ha visto la benedizione del Signore scendere sugli adolescenti e sui giovani.

Insieme con lui nel gruppo monitori c’erano anche i fratelli Raimondo Ranaldi, Massimo Maggio, Stefano D’Alessandro e Anna Ranaldi. Nel 1963 la comunità di Napoli ebbe un florido periodo di risveglio sotto la direzione del fratello Anastasio, che usava fare delle campagne evangelistiche in collaborazione con le altre comunità. In quell’anno vennero a Napoli dei giovani dell’OM (Operazione Mobilitazione). La Chiesa di Napoli mise a disposizione i locali per questi giovani. Tagliaferri, che era pieno di zelo, non chiese di meglio che aggregarsi a questi giovani per fare quella bella esperienza con loro.

Nel 1968 alcune famiglie di S. Arpino ricevettero la testimonianza dell’Evangelo e furono salvate. I primi culti si svolsero dal fratello Mario Tessitore. Nel 1969 il fratello Anastasio incaricò Tagliaferri di curare la comunità nascente a S. Arpino, aiutato da altri credenti come Massimo Maggio. Enrico sentì la necessità di istruirsi nella Parola e nel 1970-71, di comune accordo con la moglie Claudia, decise di frequentare l’Istituto Biblico Italiano a Roma. Cresse spiritulmente sotto la guida dei fratelli Toppi, Corbo, Gorietti, Bracco, Perna e i tre fratelli Arcangeli.

L’opera del Signore andava avanti e sorsero altre missioni a Cesa e a S. Antimo, che curò con l’aiuto di altri fratelli. Furono aperte ancora altre missioni nella zona di Napoli Ponticelli nel rione INCIS e a Melito. Il suo impegno pastorale iniziò stabilmente dal 1969 al 2015 quando, all’età di settanta anni per adempimento dell’età anagrafica, consegnò l’incarico pastorale ai suoi successori. Oggi Enrico è pastore emerito nella comunità di Melito.

Enrico da ragazzo, conseguì la licenza elementare, non proseguì gli studi ma iniziò a lavorare; dopo la conversione ebbe inizio anche la sua crescita culturale. Il suo lavoro era quello di fattorino per le poste, fu assunto nel 1963. Gli affidarono il compito di porta lettere, e in seguito seguì dei corsi interni che gli consentirono di avanzare di grado, fino a farlo diventare dirigente. Enrico ringrazia il Signore anche perché è riuscito ad andare in pensione in tempo per vedersi calcolare la pensione su un sistema retributivo basato sui suoi stipendi da dirigente.

Frequentò una scuola serale per ottenere il diploma magistrale, poi studiò per il diploma triennale come assistente sociale. All’età di sessantuno anni riprese i libri e iniziò a studiare per la Laurea in Scienze dell’Educazione. Siamo arrivati nel 1980, ed Enrico spinto dalla passione per le anime perdute, si ritrovò coinvolto nel recupero di giovani tossicodipendenti. Iniziò a collaborare con i fratelli del centro Kades di Acqui Terme. In seguito Scarallo Giovanni, pastore della comunità di Castellammare, trasformò una villa in un centro di recupero chiamato CERT, che ancora oggi è di aiuto a tanti giovani.

Alla fine del 1990 e inizio del 2000, in seguito a modifiche di alcune leggi, ci fu un cambiamento nell’assistenza minorile. In questo periodo, la figlia Susanna Tagliaferri era in contatto con il Tribunale per i minorenni. Una dottoressa le disse quasi in tono scherzoso di aprire una casa famiglia. Susanna chiese aiuto a suo padre, e riuscì ad aprire una casa famiglia diventandone la responsabile. In seguito la responsabilità della cooperativa sociale passò a Enrico, diventandone Presidente. Nell’anno 2001 la casa lavorò a pieno ritmo.

La prima fu chiamata Lupacchiotto, gestita dalla figlia Susanna, mentre la seconda la chiamarono L’Aquilotto e fu diretta da Enrico e da sua moglie Claudia D’Alessandro. In seguito collaborò con loro anche il figlio Giovanni Tagliaferri che decise di laurearsi in Scienze dell’Educazione. Finito gli studi, Giovanni prese la direzione della casa famiglia l’Aquilotto. Tutta la famiglia Tagliaferri è impegnata in questa meravigliosa opera. Oggi il figlio Giovanni è direttore dell’Istituto Evangelico A.D.I. “Betania Emmaus” e gestisce due case famiglia in località Fonte Nuova.

Enrico ha saputo rinunciare a quello cui aspirava per la pace e l’unione nella Chiesa di Cristo. Ha una visione molto aperta nei confronti dei giovani, sempre nei limiti della dottrina Evangelica. Uno dei passi della Parola al quale è più legato si trova in I Cor. 13, definito “Inno all’Amore”.

N.d.R. In conclusione della testimonianza, abbiamo chiesto a Enrico come si prepara al ritorno del Signore. Lui ci ha risposto che lo aspetta lavorando ogni giorno, in modo che quando il Maestro ritornerà, lo potrà trovare impegnato e non in una pigra attesa. Il suo motto è: “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo vissuto sulla terra, insieme al Signore Gesù in un corpo umano, per continuare a vivere in eterno con Lui in Paradiso.” Gesù ritorna e dobbiamo preoccuparci di essere pronti.