
Vincenzo nasce a Casalnuovo di Napoli il 7/10/1949, la sua famiglia era composta di tre figli maschi e abitavano in Via S. Giacomo. Il papà prese parte alla seconda guerra mondiale, contrasse una malattia che lo portò alla morte nel 1953, in conseguenza di questo grave lutto lui e il fratello frequentarono l’istituto professionale per orfani di guerra. Il collegio che si trovava a S. Marco di Castellabate in provincia di Salerno, fu fondato da un cappellano che, durante la guerra, mentre consolava i morenti gli prometteva che si sarebbe preso cura dei loro figli.
Quando ritornò dalla guerra, mise in atto questo suo desiderio, fondò questo istituto professionale che ospitava i figli di coloro che erano rimasti orfani di padre durante la guerra. Vincenzo aveva circa quindici anni quando iniziò a frequentare il collegio insieme al fratello maggiore, e vi risiedeva per tutto il periodo scolastico ritornando a casa solamente nel periodo estivo.
Nel 1965 durante le vacanze estive decise di far visita a una sua cugina che non vedeva da molto, il marito, che era di fede Evangelica e si chiamava Cavaliere Letizio, fu il primo che gli parlò del Signore. Non aveva mai sentito parlare della verità del Vangelo fino a quel momento e ne fu subito attratto, tanto che quando fu invitato per assistere al culto, subito accettò.
Letizio faceva il sarto, abitava al C/so Roma e aveva una sartoria, di sera liberava il locale dai banchi da lavoro, per far posto a delle sedie per celebrare il culto al Signore. A presiedere il culto c’era il fratello Pasquale D’Alessandro. Poco dopo trovarono un piccolo locale sito in vicolo S. Giacomo, vicino la casa di Vincenzo, induve si potevano riunire per il culto.
Vincenzo frequentava questa piccola comunità, in estate, ogni volta che ritornava dal collegio. Prima di ritornarci, i fratelli della comunità, gli regalarono una Bibbia e gli consigliarono di leggerla tutti i giorni, perché da essa poteva trarre la forza per andare avanti, anche se era lontano dalla comunione fraterna. Vincenzo portò con sé la Bibbia, inizialmente leggendola in segreto perché il collegio che frequentava era un istituto Cattolico ed era vietato leggere la Bibbia da soli, perché solo il Clero poteva comprenderla e sconsigliavano ai laici di leggerla liberamente.
Un giorno, mentre era in pausa, si sedette in un posto calmo per leggere la sua Bibbia, si avvicinò il vicedirettore e gli chiese cosa stesse leggendo, quando vide di cosa si trattava lo rimproverò e lo portò dal direttore dell’istituto. Il direttore gli chiese per quale motivo avesse la Bibbia, il giovane Vincenzo gli raccontò la sua esperienza estiva e come aveva ascoltato la predicazione del Vangelo in una Chiesa Evangelica e come ne era stato colpito. Alla fine del suo discorso, per sua somma meraviglia ma ancora di più del vice direttore, il preside gli disse che faceva bene a leggere la Bibbia e gli raccomandò di farne profitto.
Così da quel giorno ebbe la possibilità di leggerla liberamente quando voleva, fu per lui un vero sostegno e quella Parola operava nel suo cuore giorno dopo giorno, tanto che, appena aveva la possibilità, di ritornare a casa, andava in Chiesa per lodare il Signore. Durante l’estate del 1967, pochi giorni dopo il suo arrivo a casa, ricevette un biglietto dalla sua scuola che gli chiedeva di tornare a Castellabate perché avevano da comunicargli qualcosa d’importante.
Il giorno dopo andò al collegio ed ebbe un colloquio col preside della scuola, il quale gli disse che aveva ricevuto una proposta di lavoro a Milano. Il direttore aveva subito pensato a lui perché lo aveva preso a cuore. Vincenzo rispose che sarebbe stato disposto a partire ma non aveva soldi per il viaggio, quindi il direttore gli disse che se ne sarebbe occupato lui; a diciassette anni partì da solo per Milano.

Milano, una città grande e lui era senza la famiglia, senza la sua comunità come supporto, ma con la certezza della presenza del Signore che sentiva nel suo cuore. Inizialmente si appoggiò da suo zio che insistette affinché abitasse con lui, non avendo dove andare, ma non si sentì mai ben accetto dalla moglie dello zio e pregò per avere un’altra sistemazione. Prima di partire i fratelli di Casalnuovo gli diedero l’indirizzo della comunità di Milano, ma scoprì sul posto che quel locale era stato occupato da una congregazione Anglicana; aspettò la fine della funzione per chiedere informazioni, e seppe che la comunità Evangelica si era spostata in un altro luogo.
Nei giorni successivi andò in cerca del luogo dove era situata la comunità e la trovò in Viale Pasubio e il cui pastore era Germano Giuliano e il vice pastore il fratello Varricchione. Frequentò la comunità di Milano dal 1967 al 1969 e conserva un ricordo molto bello di quel periodo soprattutto perché e lì che fece l’esperienza del riempimento di Spirito Santo. Il pastore celebrava il culto domenicale alle 16:00 del pomeriggio perché vi erano tanti fratelli che arrivavano anche da paesi lontani, quindi anticipavano la riunione per evitare che dopo il culto viaggiassero al buio.
Un’ora prima del culto, c’era la riunione di preghiera e in una di queste, nell’Aprile del 68’, fu battezzato nello Spirito Santo e poco dopo chiese di fare un patto col Signore. Il giovane quando si trovò a Napoli chiese ai fratelli di fare il patto in acqua ma non lo concessero poiché era ancora troppo giovane, la decisione fu presa per tutelarlo nel caso non fosse stato abbastanza sicuro di se, perché era un passo troppo importante per prenderlo alla leggera. Lui obbedì, ma ora che lo Spirito Santo lo aveva suggellato, non poteva più essere fermato; così nel Luglio del 1968 fece patto in acqua sulla sponda del Ticino a Sella, una frazione vicino a Vercelli.
In questo periodo in cui era a Milano, il Signore rispose alla sua preghiera di poter trovare una sistemazione per un suo alloggio in modo da lasciare la casa dello zio, perché oramai la convivenza era diventata insostenibile a causa di sua moglie. Pur di stare fuori di casa, faceva lunghe passeggiate per le strade di Milano e quella sera decise di entrare in una pizzeria per cenare. Entrò nel locale e trovò un giovane seduto solo a un tavolo, si accostò e gli chiese se poteva sedersi e questi accettò; era un siciliano veniva da Paternò, parlarono del più e del meno poi il loro discorso si spostò sulla sua esigenza di trovare un appartamento e Vincenzo seppe che anche lui era in cerca di un appartamento e gli chiese se voleva dividerlo con lui.
Il Signore aveva già predisposto tutto, anche se aveva appena conosciuto quel giovane, il suo cuore gli dava la certezza che era stato Lui a farglielo incontrare. Così abitarono nella stessa casa fin tanto che l’altro non ritornò in Sicilia per aprire un negozio di elettrodomestici. Vincenzo rimase in quell’appartamento fina a quando fu chiamato per il servizio militare. Nonostante attraversasse dei periodi di tristezza e di solitudine, poiché era lontano da tutti quelli che amava, nel fine settimana trovava refrigerio nella comunione fraterna e nell’affetto dei fratelli che non gli facevano mancare la loro amicizia e il sostegno in preghiera.
Raggiunta la maggiore età, fu chiamato, per tre mesi, per il servizio militare nel 1969, a Barletta in Puglia ed anche qui il suo primo pensiero fu di cercare la Chiesa del Signore. Fu trasferito a San Giorgio a Cremano in provincia di Napoli per otto mesi, dove frequentò la comunità di Portici, il cui pastore era il fratello Salvatore Sereno. Questa fu una tappa felice per Vincenzo poiché, nella comunità di Portici conobbe la sorella Casapulla Cecilia, che poi sarebbe divenuta la sua fidanzata nell’Aprile del 1970.

Il Signore continuava a dirigere la sua vita e ora gli aveva affiancato anche una Sua figliuola, come compagna con cui poterLo servire. Quando i suoi mesi da militare a San Giorgio terminarono, lo trasferirono a Udine fino al Gennaio del 1971, naturalmente frequentò la comunità locale fin quando non andò via. Alla fine del servizio militare ritornò nel Milanese. Nel frattempo anche la sua famiglia si trasferì a Cologno Monzese e, poiché era mancato per quindici mesi, non possedendo più casa andò a vivere con la sua famiglia.

Iniziò a frequentare la comunità di Cologno Monzese, dove il pastore era il fratello Pasquale Pastore, anche se aveva un particolare legame con la Chiesa di Milano dove aveva fatto il patto in acqua. Nel mese di Maggio ritornò a Napoli per sposarsi il 16 Maggio del 1971. Dopo il viaggio di nozze ritornò a Milano con la moglie. La madre di Vincenzo viveva a Cologno Monzese insieme al fratello più piccolo che ancora non era sposato, ma quando andò via, lei ritornò nel 1978 a Casalnuovo, dove abitò sola.
Nel 1972 il Signore li benedisse con una bambina cui posero il nome di Eliana. In seguito i due coniugi, di comune accordo, decisero di ritornare a Casalnuovo di Napoli. Mesi prima Vincenzo aveva inviato una richiesta di lavoro in una fabbrica di accumulatori per automobili a Casalnuovo di Napoli ed era stata accettata. Così tutta la famiglia vi si trasferì. Qui il Signore gli donò la seconda figlia Simona nel 1975. La casa in cui abitarono era abbastanza grande da accogliere la suocera, rimasta vedova, in seguito al terremoto del 1980, dichiararono inagibile la casa di sua madre, e Vincenzo non poté fare altro che accogliere anche lei in casa sua.
Il problema sorse quando dovettero lasciare la casa e trasferirsi ad Afragola in via Piave in un appartamento di 70 metri quadri. Il cambiamento ebbe due sviluppi positivi perché in quel periodo di convivenza con il figlio la mamma Nata Stella si convertì. Il Signore intervenne ancora, facendo liberare l’appartamento al piano di sopra e così la madre vi si trasferì, mentre la suocera, che aveva il forte desiderio di tornare al suo paese, fu accolta da un’altra sua figlia.
La famiglia Terracciano frequentava entrambe le comunità di Casalnuovo e di Afragola che collaboravano molto tra di loro, Vincenzo fu impegnato nella Scuola Domenicale come monitore e nel 1981 eletto consigliere al posto del fratello Gennaro Russo che divenne il pastore della comunità di Casoria. Nello stesso anno la sua casa fu allietata dalla nascita del figlio maschio, Giacomo. Il Signore gli aveva provveduto ogni cosa, lo aveva benedetto in ogni ambito della sua vita. Ha costantemente frequentato la comunità, come aveva fatto per tutto il tempo in cui era stato lontano da casa, trovando conforto nella Parola del Signore mai dimenticando il bene che aveva ricevuto da Gesù.
Ha attraversato dei periodi bui come la morte di sua suocera il sabato e di sua madre la domenica successiva, entrambe nel 1990. Nel 2009 il fratello più piccolo si ammalò gravemente, e Vincenzo andava spesso a Cologno Monzese per assisterlo e per parlargli ancora di Gesù. Riuscì a portarlo in chiesa varie volte prima che il Signore lo chiamasse a se a cinquantasei anni.
Anni dopo, nel 2013 anche il primo fratello si ammalò e come aveva fatto con il fratello più piccolo, così fece per quello più grande, si preoccupò prima della loro anima e poi del loro corpo. Anche lui lasciò questa terra all’età di sessantaquattro anni. Certamente Vincenzo non può essere del tutto sicuro che i suoi fratelli abbiano accettato il Signore, ma lui gli aveva indicato la Via da seguire per andare in cielo, confidando nella promessa “Credi nel Signor Gesù e sarai salvato tu e la casa tua”.

Il Signore l’ha benedetto grandemente in tutti questi anni, ancora oggi è impegnato per l’Opera del Signore, nonostante sia avanti negli anni. E’ instancabile nell’adempiere ciò che il Signore mette nel suo cuore di fare per l’avanzamento del Suo Regno.