“…..conoscerete la vertià e la verità vi farà liberi.” (Giovanni 8:32 )
Mi chiamo Teresa.
Non sono nata in una famiglia cristiana, mio padre ci trattava come principesse essendo solo io e mia sorella le uniche figlie. Sono sempre stata definita una bella ragazza, all’età di 16 anni già avevo tanti corteggiatori molto più grandi di me. Mio zio e mio padre organizzavano spesso delle partite do poker a casa mia, e con loro c’erano anche altri amici, tra questi c’era colui che sarebbe poi divenuto mio marito.
Lui era diverso poiché a differenza di tutti gli altri che mi facevano la corte, lui non diceva niente, forse fu proprio questo a spingermi a lottare per sposarlo. Dovetti lottare poiché non aveva un lavoro stabile e i miei genitori non volevano, loro prevedevano per me una vita disagiata rispetto a quella che facevo con loro, ma dopo tante lotte però ci sposammo, lo amava più di me stessa e ho continuato ad amarlo fino a quando arrivò il nostro primo figlio.
Le cose dal punto di vista economico non andavano bene, alcune volte in casa non avevo niente e così dovetti andare a lavorare, io non avevo mai lavorato e avevo vergogna di dirlo ai miei genitori, e non volevo sentirmi dire “noi te lo avevamo detto”. Andai poi ad abitare in un palazzo dove trovai ragazze che avevano quasi tutte la mia età, e fu qui che iniziarono i miei guai come dice la Parola di Dio “le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (Pr. 13:20; I Cor.15:33).
La mia vita era piena di rancore, litigavo sempre con mio marito e non sentivo più quell’amore che provavo all’inizio del nostro matrimonio, la mia vita era oramai il lavoro, la palestra e le amiche con le quali sparlavamo dei nostri mariti e arrivammo anche ad organizzare una fuga collettiva. Poi successe che mi dovetti trasferire dalla casa dove mi trovavo, fu il primo passo che il Signore mi fece fare per la mia salvezza e della mia famiglia, poiché i miei figli erano entrambi in analisi presso uno psicologo. In questa nuova casa, lontana dalle mie “amiche” la situazione non fu diversa io ero sempre più depressa, io non vivevo ma sopravvivevo.
Mentre stendevo il bucato, una mattina come le altre, la mia vicina mi invita a prende un caffè da lei e trovo in casa altre sue conoscenze e leggevano la Bibbia, ma non erano evangelici, quando vidi quel libro e mi ricordai che io c’è lo avevo; quella stessa sera lo cercai e iniziai a leggerlo. Continuai a leggere la Bibbia anche se non capivo niente, la mia vita non aveva più senso e aspettavo il giorno della mia morte, quindi iniziai a leggere.
Un giorno mentre lavoravo nella mia mente ripetevo sempre un numero, inizialmente pensavo si trattasse di numeri da giocare e me li scrissi sulla mano e solo allora mi resi conto che si trattava di un numero telefonico, durante la pausa andai in una cabina telefonica e chiamai il 12 per sapere di chi fosse quel numero. Quando il centralinista mi disse a chi apparteneva quel numero telefonico, qualcosa si accese in me, era il nome di una mia amica di lavoro, l’avevo conosciuta al lavoro circa 10 anni prima, subito decisi di chiamarla e di dirle che ero infelice, avevo tanto bisogno di dirlo a qualcuno.
Nel frattempo io continuavo a leggere la Bibbia e questo non mi faceva dormire, poiché davanti a me c’era la prospettiva dell’inferno, la mia mente non capiva ciò che leggeva ma la mia anima si, aveva compreso che senza Gesù io sarei stata persa per sempre. Anche quando parlavo con la mia vicina che era una Testimone di Geova e i suoi amici, pensavo sempre che io sarei andata all’inferno e loro no.
Quella amica che poi chiamai si chiama Susanna, la invitai a pranzo a casa mia e lei accettò così pranzammo insieme, ma io volevo parlare con lei della mia situazione ma per mia somma meraviglia seppi che aveva conosciuto Gesù e che ora era felice. Io subito rassettai poiché gli volevo parlare, ma invece parlò sempre lei, mi parlò della Bibbia e del suo piano per l’umanità e per me personalmente, lei continuò a parlare e io ascoltavo ma ricordo che non capivo appieno ciò che mi diceva, ma una sola frase mi colpì e fu un passo della Bibbia “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi “(Gv. 8:32), perché io ero credevo già di essere libera, facevo quello che volevo da cosa dovevo essere liberata?
La sera per me era diventata un’abitudine quella di leggere la Bibbia, anche perché io non dormivo mai, ma quella sera arrivai al Vangelo di Giovanni al primo capitolo e il primo verso “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio” improvvisamente la mia mente fu illuminata, io riconobbi in Gesù Dio e Colui che mi poteva rendere veramente libera, io realizzai appieno che Gesù era Dio, io non lo sapevo ma senti il peso del peccato che mi schiacciava e che mi costrinse a riconoscerLo come mio Signore, mi sciolsi in un pianto dirotto.
Quella notte il Signore perdonò i miei peccati, mi guarì dalla depressione e mi ridiede la gioia di amare i miei figli e amare mio marito, provavo per lui un amore forte quell’amore che avevo ormai dimenticato, prima volevo solo lasciarlo ma ora non vedevo l’ora in cui lui ritornava dal lavoro.
Anche per mio marito fu lampante il mio cambiamento, anche lui conobbe il Signore e i nostri figli non ebbero più bisogno dello psicologo, anche i miei genitori e mia sorella conobbero il Signore e oggi serviamo il Signore con gioia.