Il 27 aprile 2019, quando abbiamo fatto visita alla sorella Peppina per chiederle di raccontarci la sua testimonianza, aveva la veneranda età di 94 anni, tuttavia nel suo cuore e nella sua anima era vivo come non mai il desiderio di amare Gesù e forte il desiderio di parlare di Lui ovunque andasse.

Mi chiamo Giuseppa De Luca fu Michele, sono nata ad Afragola il 2 gennaio del 1925. Ho vissuto un’adolescenza non troppo felice, in quanto all’età di 15 anni mia mamma morì improvvisamente a soli di 35 anni, ed era anche in attesa di un altro figlio da sette mesi, lasciando me, mio fratello e mia sorella di soli due anni. Per un anno sono vissuta insieme alla mia famiglia aiutando mio padre e accudendo ai miei fratelli.

Avevo un bell’aspetto, ero una giovinetta che attirava gli sguardi dei giovanotti, che vivevano nei dintorni, avevo molti pretendenti e mio padre questo lo vedeva come un problema, e volle risolvere la cosa scegliendo quello che mi sarebbe piaciuto di più. Uno di questi giovani, parlò a sua madre di me, voleva che lei parlasse a mio padre per potersi fidanzare con me. La madre andò a parlare con le mie zie dicendo che, poiché avevo tanti pretendenti, lui voleva fidanzarsi prima di partire per il servizio militare. Le mie zie si preoccupavano del fatto che mia madre era morta da circa un anno e non volevano che la gente sparlasse di me, ma comunque ne parlarono con mio padre.
Mio padre convenne che fosse la decisione giusta per me, così all’età di 16 anni mi ritrovai fidanzata a questo giovane che si chiamava Vincenzo Russo, più grande di me di due anni. Sono stata fidanzata per circa sei mesi, poi fu celebrato il matrimonio, ma fu solo una funzione perché minorenne non mi unii a mio marito, anche perché era partito per la guerra. Circa quattro anni dopo, quando ritornò, all’età di 22 anni, consumammo il matrimonio il 06/10/1946.
Da quest’unione nacquero ben 10 figli, di cui sopravvissero 9, sette femmine e due maschi. Essendo una famiglia così numerosa nel periodo del dopo guerra, pur possedendo una casa, dovemmo lavorare per sfamarci. Io avevo imparato a fare l’orlatrice con mia nonna, e continuai a fare quel lavoro; in più lavoravo la terra con mio marito, accudivamo agli animali e facevamo il pane in casa per la famiglia e per venderlo. Avevo sette figlie femmine e dovetti provvedere per il loro corredo, ma nel frattempo gli insegnai anche il mio lavoro, e con esso l’attaccamento alla famiglia e alla cura dei fratelli più piccoli. Feci ben 20 coperte con l’uncinetto, poiché allora non c’era la possibilità di fare un corredo in modo diverso.
Mio marito lavorava a Ischia, tornando da uno dei suoi viaggi si sentì male e scoprimmo che aveva il fegato malato, questa malattia durò per circa venti anni. Morì all’età si 63 anni lasciandomi sola con tanti figli. Nonostante il dolore che provavo, dovetti continuare il lavoro aiutata dalle mie figlie, che erano sempre con me. Non sono mai stata religiosa, frequentavo la parrocchia solo per svagarmi dopo una lunga giornata di lavoro. Andavo alle gite organizzate dall’Associazione Cattolica per divertirmi. Prendevo in giro il prete e le donne che andavano a messa.
Ricordo che gli legavo le fettucce del grembiule alla sedia, in modo che quando si alzavano, le sedie si alzavano con loro. Al prete lanciavo i sassi da dietro le arcate della chiesa, solo per il gusto di farlo arrabbiare. Non ho mai creduto nei Santi, né nella Madonna né tanto meno credevo a ciò che dicevano i preti. Io sapevo solo che rimasi orfana di madre in giovane età e che di conseguenza mi ritrovai sposata a 16 anni, mi sentivo come se mi avessero rubato la vita e non permettevo a nessuno di influenzarmi, soprattutto ai preti.
Nel duemila la moglie di mio figlio morì all’età di 35 anni lasciando marito e due figli, di tre e cinque anni. Questo fu un evento che sconvolse la mia vita, poiché vedevo mio figlio che soffriva e due bambini che chiedevano della madre, in quei momenti pensavo che Dio non esistesse, ma mi dimostrò subito che non era così. Nessuno mi aveva mai parlato del Signore, anche perché non davo la possibilità a nessuno di farlo. Ho sempre pensato che il Signore sapeva che non avrei ascoltato alcuno, ma fece in modo di farmi entrare comunque in una Chiesa Evangelica.
Infatti, poco dopo andai a casa di mio figlio e, per far svagare il piccolino, lo portai a fare una passeggiata e mi ritrovai in Via Piave, notai che fuori alla porta di una casa vi erano dei fiori che mi sembrarono gli addobbi per un matrimonio, così mi diressi in quella direzione ed entrai pensando di trovarvi la celebrazione di un matrimonio. In realtà, stavano facendo un Culto al Signore, mi sedetti e ascoltai quello che quell’uomo diceva dell’amore di Dio, rimasi paralizzata sulla sedia e subito il mio cuore si aprì all’amore di Dio.
Da quel giorno non sono mancata mai ai Culti, ricordo che facevamo il pane io e le mie figlie, ma a un certo punto io lasciavo tutto per andare al Culto. Le sorelle venivano a comprare il pane da noi, così anche le mie figlie ascoltavano il messaggio del Vangelo, perché le sorelle parlavamo sempre del Signore. Mio fratello, che era più grande di me, mi prendeva in giro perché stavo frequentando la Chiesa Evangelica, mi diceva che SOLO Sant’Antonio poteva proteggermi, io rispondevo che la statua del Santo poteva solo cadergli in testa e fargli solo male. Il mio carattere ogni tanto veniva fuori e mi faceva rispondere in un certo modo, ma mi rammaricavo perché così non gli dimostravo l’amore di Dio, quindi pregavo per avere l’opportunità di parlargli di Gesù.
Un giorno mi dissero che proprio quel mio fratello, scoprì di essere malato e in quell’occasione mi mandò a chiamare e voleva che anche la sorella Gelsomina, venisse con me per parlargli del Signore. Andavo quasi tutti pomeriggi a fargli visita, mi anticipavo quando c’era il Culto la sera, e lui mi promise che sarebbe venuto in Chiesa quando sarebbe guarito. Iniziai a pregare ardentemente per la salvezza della sua anima, per il perdono dei suoi peccati, sicura che il mio Signore mi avrebbe risposto. Una notte ebbi la chiamata da parte dei miei nipoti che mio fratello era morto. Lo piansi non soltanto perché non lo avrei rivisto più, ma soprattutto perché non era riuscito a venire in Chiesa come mi aveva promesso. Sono sicura però che qualcosa fosse successo nel suo cuore perché chiedeva preghiere e pregava con noi.
Posso dire che il Signore è stato per me come un marito e un padre per i miei figli, mi ha sempre sostenuto nella malattia, nelle difficoltà mi ha dato la forza di crescere i miei nove figli da sola e ora posso dire di averli tutti intorno a me. Tutte le volte che sono stata malata il mio unico pensiero era di andare nella casa del Signore per lodarlo, le mie figlie possono testimoniare di questo. Oggi il Signore mi da la grazia di poter aiutare ancora i miei figli in difficoltà grazie alla mia pensione.
Ho realizzato che il Signore si è preso cura di me, dandomi dei figli che mi amano e non mi hanno mai lasciata sola. Il mio Gesù mi ha abbondato di tutto, mi ha dato 22 nipoti e 28 pronipoti, mi ha onorato con il rispetto che la mia famiglia ha nei miei confronti per come tutti loro sanno che la mia vita è nelle mani di Gesù, e rispettano la mia fede. Anche se ancora nessuno dei miei figli ha accettato il Signore, e non posso negare che il mio cuore è triste, sono certa che il seme che è stato piantato un giorno Lui lo farà crescere e porterà a maturazione i frutti della Sua Grazia. Come Sara moglie di Abramo posso dire di “ritenere fedele Colui che ha fatto la promessa” (Ebrei 11:11) e credere fermamente nella Sua Parola, “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31).
N.d.R.: Il 23 luglio 2021 Peppina e andata con il Signore lasciandoci un vivo ricordo di una donna di carattere e virtuosa, molto somigliante alla donna descritta in Proverbi capitolo 31 dal verso 13 al 15 “Ella si procura della lana e del lino, e lavora con diletto con le proprie mani. Ella è simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano. Ella si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue serve”