Intervistando vari fratelli e sorelle della Comunità di Afragola, in merito alla storia della Comunità, il nome della sorella Giulia ricorreva spesso nei racconti e nelle testimonianze di molti. Ci è parso quindi opportuno, non essendo stata mai scritta la sua testimonianza, di raccogliere i ricordi di coloro che l’hanno conosciuta prima della sua unione con il Signore, avvenuta il 25 agosto 1998. Iniziamo dai ricordi di Lidia Di Martino, sorella di Giulia.

Giulia è nata il 4 Maggio del 1951, ed era più piccola di me di due anni, eravamo molto vicine come età e siamo cresciute insieme, anche se caratterialmente era più affine a nostra sorella Sara. Era una bambina tranquilla e sorridente, mansueta e ubbidiente all’autorità di papà, alcune volte non riusciva ad accettarla, ma a differenza mia, non si ribellava.

E’ cresciuta serena in un ambiente cristiano, nostro padre era il pastore della comunità di Secondigliano, era per tutti noi obbligatorio frequentare i culti. Io andavo perché mi sentivo costretta, mentre Giulia accettò presto Gesù come suo Salvatore, molto prima di me. Lei era presente a tutte le riunioni. Fece patto in acqua e poteva accedere a tutti gli impegni della comunità, a quel tempo se non avevi fatto il patto in acqua, non potevi fare nulla.

Giulia era nel turno di pulizia, era attiva tra i giovani, insegnava nella scuola domenicale, nell’assistenza agli ammalati. L’attività cui si dedicò di più fu l’evangelizzazione. Il mio papà amava tenere i giovani a casa nostra, quasi tutte le sere c’erano tavolate lunghissime, dopo cena uscivano ancora per andare a evangelizzare. Giulia, con Sara, era sempre pronta ad andare con i giovani, mentre a me, che restavo a casa, toccava riassettare la cucina.

Anche mio marito, Antonio Iodice, che a quel tempo era il mio fidanzato, si dedicò a quest’opera. Ricordo che, mia suocera, addirittura, pensava che Giulia fosse la sua fidanzata, poiché loro due lavoravano insieme nelle attività evangelistiche, non io. Ciò che loro amavano fare per me era una forma di fanatismo, la pensai così fin tanto che non diedi il mio cuore al Signore. Giulia e l’intero gruppo di giovani avevano deciso di dare la loro mente e la loro vita interamente per il Signore ed erano perfettamente a loro agio in comunità.

Si fidanzò con Russo Salvatore e si sposò nel 1972, due anni dopo di me. Siamo sempre state insieme, io andai a vivere con mio padre, e lei era molto spesso con noi. I nostri figli sono cresciuti insieme, i miei, erano molto legati a lei come le sue figlie lo erano con me. Anche da adulta il carattere dolce di Giulia adolescente era sempre parte di lei, non si arrabbiava mai. Era molto accondiscendente, il più delle volte tentava di sistemare le cose con la pazienza e la comprensione. Perdeva il controllo e cercava di imporsi solo quando non si sentiva bene, io mi arrabbiavo con lei, non essendo d’accordo con questo suo modo di agire, perché consideravo, che i problemi non si risolvessero in quel modo e poi non volevo vederla sofferente.

Mio figlio Stefano aveva un rapporto molto stretto con Giulia, prima che facesse la sua esperienza col Signore, discutevamo spesso e il più delle volte terminava con la sua minaccia di andar via di casa. Quando lo faceva, ero sicura che andasse a rifugiarsi in casa di mia sorella Giulia. Comprendeva il bisogno di coloro che si rivolgevano a lei per chiedere aiuto. Per entrambi i miei figli, io ero la mamma cattiva e lei la mamma buona. Amava stare in casa e cucinare, era molto brava a preparare conserve, nel fare dolci. Adorava prendersi cura delle figlie e del marito, di cui era profondamente innamorata.

Nella comunità di Afragola svolgeva la funzione di diaconessa, i fratelli responsabili la tenevano molto in considerazione, la stimavano e soprattutto i giovani avevano per lei un affetto particolare. Continuò il lavoro di papà, i giovani erano quasi tutte le sere in casa sua, non permetteva che uscissero per frequentare locali, li teneva con sé. Tutti i giovani di quel tempo la consideravano come un punto di riferimento, lei non aveva paura di farsi carico dei problemi degli altri, era sempre pronta a presentarli al Signore per poterli aiutare.

Anche quando si creavano delle situazioni particolarmente difficili da gestire, assumeva sempre il ruolo di paciere, tentava di riconciliare coloro che avevano litigato e metteva sulla buona strada chi era in difetto. Riusciva a tenere a bada ogni situazione, anche quelle più difficili. Giulia soffriva della stessa malattia di mio padre, quasi tutti i figli ne sono affetti, nel suo caso il male era più avanzato. Faceva molta difficoltà a espellere i liquidi e il suo cuore era molto affaticato, come quello di una donna di novanta anni. Questo è stato uno dei motivi per cui mi sono trasferita ad Afragola, per poterla aiutare.

Siccome era molto attiva, la sua famiglia non si era resa del tutto conto della gravità della sua situazione fisica. Eravamo Tonino ed io ad accompagnarla nei vari ospedali, e nonostante le cure, il male non diminuiva. Quell’estate del 1998, come faceva sempre, preparò ogni cosa per partire e recarsi nel luogo di villeggiatura. La domenica mattina del 23 Agosto andò al culto nella comunità di Amantea e si alzò in testimonianza.

La domenica pomeriggio, Giulia chiamò le nostre sorelle e Paolo per un saluto, quando telefonò a casa mia, parlò con Tonino, il suo collaboratore nell’evangelizzazione. Erano molto legati, entrambi erano malati e scherzavano su chi dei due sarebbe morto per primo. La sera ci chiamò Maria Larino, sua cognata, rispose mio marito e seppe quello che era successo. Tonino e i miei figli mi dissero che stava male, non che era morta, così preparai tutto ciò che le poteva servire per assisterla. Seppi la verità solo durante il viaggio.

Ricordo che quando arrivai, la casa era piena di gente ed io non parlai con nessuno, ancora non riuscivo davvero a capire quello che era successo, facendo fatica ad accettarlo. Quando la vidi sul letto, il mio cuore si rassenerò perché il suo volto era tranquillo e aveva preso le sembianze di quando era giovane. Il giorno dopo riuscii a parlare con i fratelli di Amantea, mi raccontarono che al culto dominicale, mentre testimoniava, il suo volto era raggiante e molti ebbero la sensazione che il Signore la stava preparando per il cielo. Ebbero la sensazione che la sua testimonianza avesse un significato specifico per lei e la Chiesa, come se li stesse salutando.

La salma fu trasportata ad Afragola, dove fu celebrato il culto per il suo funerale. Dicevo sempre a mio marito, parlando del mio futuro funerale, che in pochi avrebbero partecipato, dato il mio carattere riservato, mentre ci sarebbero state tantissime persone al loro funerale, e così fu. Il corteo di credenti, delle persone che l’avevano conosciuta, era tanto grande che la strada di via Sicilia fu chiusa al traffico, in chiesa c’era solo la salma e i credenti che riuscirono a entrare, il resto erano tutti fuori. In quell’occasione, coloro che non erano convertiti ascoltarono la Parola di Dio per la prima volta.

N.d.R. per un maggior dettaglio di quanto avvenuto nell’ultimo culto cui ha partecipato Giulia, riportiamo di seguito le parole di sua figlia Paola Russo che era presente: Quando il fratello pastore diede lo spazio per testimoniare, mamma si alzò e com’era solito fare, si girò verso l’assemblea, iniziò a ringraziare il Signore per la vita, per la famiglia materiale e quella spirituale che le aveva dato. Mentre parlava, vidi dietro di lei una grande luce e in quell’istante il mio animò sussultò dalla meraviglia, tanto che non riuscii a seguire la sua testimonianza, sentii una forte benedizione nel mio cuore, la presenza del Signore era palese in quella sala culto. Dopo la predicazione della Parola andammo in preghiera e il Signore continuò a parlare al mio cuore. Fu un culto davvero benedetto, dopo venticinque anni ne conservo ancora il ricordo.

Il 25 Agosto, di martedì, io e mia sorella Alessandra eravamo sedute insieme a mamma a mangiare una granita con le amarene, tutto fatto da lei. Io e mia sorella ci allontanammo per pochi minuti, quando ritornammo, non era più con noi. Dagli avvenimenti che ho raccontato della domenica mattina, compresi che il Signore la stava preparando per quel giorno. Ricordo che i fratelli della comunità di Amantea vennero tutti da noi, per consolare i nostri cuori, e non solo si presero cura di noi portandoci da mangiare per il tempo che ci impiegammo per trasferire la salma.

Mio zio Paolo, il fratello più piccolo di mamma, ci lesse il salmo sedici prima di deporla nella bara, ci mettemmo tutti in preghiera. Il dolore che sentivo era forte, stavo capendo ciò che era successo, ciò nonostante il Signore non mi fece mancare la Sua benedizione.

Di seguito il ricordo del marito Salvatore Russo:

Ho frequentato la riunione giovanile nella comunità di Secondigliano fin da adolescente, ero molto legato al gruppo dei giovani di cui anche Giulia faceva parte. Insieme a loro, ero molto attivo nelle campagne evangelistiche, grazie a quest’attività passavamo molto tempo insieme. Come succede in un gruppo, capita di trovare affinità di carattere con qualcuno in particolare, io legai con una sorella di nome Nunzia Esposto, cugina di Giulia. Nonostante l’intesa che aveva con me, Nunzia si fidanzò con Antonio Romeo, segnando la fine della nostra eventuale unione.

Da giovane ero di bell’aspetto, attiravo l’interesse delle giovani della comunità, anche di Giulia, solo che io non lo avevo capito. Giulia vedeva il mio legame con sua cugina, e nascose i suoi sentimenti per me. Dopo che Nunzia si sposò, Antonio Iodice, mio intimo amico, mi disse che Giulia era interessata a me da molto tempo. Avevo anche con lei una buona intesa, così provai a conoscerla meglio, iniziando a pensare a lei, non solo come una sorella in Cristo, ma anche come una compagna di vita.

Quando mi resi conto che i miei sentimenti per Giulia erano maturi, le chiesi se potevo andare a prenderla a Capodimonte, dove lavorava dai fratelli D’Alessandro. Lei mi concesse il permesso e durante il tragitto del ritorno, le feci la proposta di fidanzamento che lei accettò. Andai a parlare con il padre, Pasquale Di Martino, che fu contento della nostra decisione e volle mettermi in guardia riguardo al caratterino di Giulia, molto dolce ma allo stesso tempo decisa, risposi che avevo imparato a conoscerla. Ci sposammo il 2 giugno del 1972.

Giulia era una donna particolare, i suoi sentimenti per me erano profondi, e ancor di più lo erano per le figlie, tuttavia amava il Signore più di ogni altra cosa. Abitavamo a Secondigliano, ed io lavoravo ad Afragola, quando capitava di tardare al lavoro lei non si preoccupava di aspettarmi, si avviava in chiesa per il culto, sicura che l’avrei raggiunta. Il servizio al Signore veniva prima di ogni altra cosa, non si preoccupava di lasciare la casa a qualsiasi ora, se aveva una visita da fare o una riunione di evangelizzazione. Ricordo che la domenica mattina era la prima ad alzarsi, per preparare ogni cosa, poi veniva a svegliare noi e lo faceva sempre col suo bel sorriso dolce e pacifico, perché dovevamo andare alla Scuola Domenicale.

Io ero il responsabile del gruppo giovanile della comunità di Afragola, Giulia mi collaborava ed era per me un grande aiuto poiché aveva un carisma particolare con i giovani e i bambini. I giovani erano soliti venire a casa nostra, mangiavamo insieme, chiacchieravamo e discutevamo di tante questioni sia spirituali sia della vita quotidiana. Ricordo che i fratelli Di Fiore, Michele e Patrizia, erano molto legati a noi essendo gli unici convertiti nella loro famiglia. Giulia riusciva a instaurare un legame unico con i giovani e gli adolescenti, era la loro confidente, sapeva comprenderli e consigliarli. Il loro affetto verso di lei era tanto grande, che tutti la chiamavano “zia Giulia”, ci ritrovammo con tanti nipoti.

Suo nipote Stefano, figlio della sorella Lidia, era tanto legato a lei da sentirsi libero di confidarsi più che con la madre stessa. Non è semplice riassumere venticinque anni vissuti intensamente, non facevamo nulla senza esserci consultati, anche la spesa la facevamo insieme. Ho perso mia madre all’età di sedici anni, io le sono stato vicino più degli altri miei fratelli, l’ho aiutata nelle faccende pratiche della casa, quando è venuta a mancare, mi sono sentito perso senza nessun appoggio dove potermi riposare. Giulia è stata il mio aiuto convenevole, la donna su cui sapevo di poter sempre contare, colei che per me ci sarebbe sempre stata.

Durante le festività, ci riunivamo con tutta la sua famiglia ed era sempre lei a organizzare queste belle riunioni, era il collante della famiglia Di Martino. Dopo la sua morte, mia nipote Debora, disse “zio, da questo momento in poi, nulla sarà più come prima”, e così è stato. Giulia teneva la famiglia unita, senza di lei mi sono sentito ancora una volta perso. Prima di partire per le vacanze, mai come quell’estate, andammo a salutare tutti i parenti e amici. Volle andare anche da un giovane che si era convertito da poco, dopo essere stato liberato da una possessione demoniaca, si chiamava Pasquale Poerio, avevamo instaurato un bel rapporto fraterno. Era preoccupata per la sua vita spirituale, poiché aveva avuto un intervento al cuore, prima di partire voleva assicurarsi che stesse bene.

Il 25 Agosto, nel pomeriggio scendemmo perché Giulia volle chiamare le sue sorelle. Dopo cena ci sedemmo tutti per vedere un film, io ero accanto a lei quasi addormentata, d’improvviso sentì un forte sospiro che mi fece scattare dalla mia sedia. Mi avvicinai e, per quanto tentassi di rianimarla non ottenni alcuna reazione. Mio genero chiamò l’ambulanza e i Carabinieri, che non potettero fare altro che attestare il suo decesso. Quando ho capito che se n’era andata, non piangevo per lei poiché sapevo che riposava alla presenza del Signore che aveva amato e servito per tutta la vita. Piangevo per me, perché la mia amica, la mia compagna di vita, il mio sostegno, il mio aiuto convenevole non c’era più.

Ricordo che il fratello Stefano D’Alessandro, al suo funerale, evidenziò che Giulia, era seduta sempre al primo banco, e che, nonostante le sue ginocchia fossero grandi e gonfie, erano piegate davanti alla presenza del Signore. Ho ringraziato il Signore per averla avuta accanto e per aver potuto anch’io beneficiare del suo carisma. Sono trascorsi molti anni, la vita ha continuato a fare il suo corso, tuttavia il ricordo di Giulia e delle esperienze gloriose che abbiamo vissuto insieme, sono indelebili nella mia memoria.

Continuiamo con il ricordo della figlia minore Alessandra Russo:

Mi piace raccontare di mia madre attraverso i passi biblici che rispecchiavano il suo essere cristiana. “La gioia del Signore è la mia forza” (Ne 8:10), nonostante le tante sofferenze fisiche che sopportava, il suo viso rispecchiava appieno il passo di Neemia. Attraverso la gioia della salvezza, che traboccava dal suo cuore, mamma traeva la forza per andare avanti.

Quando mi fermo a pensare a lei, i miei ricordi vanno oltre gli episodi della vita quotidiana, perché essi riguardano in gran parte la sua vita spirituale. Ciò che è impresso nella mia mente è il suo modo di vivere come figlia di Dio, tutto di lei: le sue parole, le sue azioni erano il riflesso dell’amore di Cristo e la sua vita era coerente con quello in cui credeva fermamente.

Amava molto i giovani, ricordo che molto spesso erano a casa mia. Come tante sorelle che venivano a parlarle per avere un consiglio in problemi personali o solo per pregare. Io le ho dato filo da torcere, ero una ribelle ma, nonostante tutto, lei è sempre stata tenace nella preghiera, fiduciosa che un giorno anch’io sarei stata salvata.

La scuola domenicale organizzò una gita per noi giovani a Taranto, durante le riunioni che facemmo, fui salvata. Quando ritornai e comunicai la bella notizia a mia madre, lei mi disse che il signore glielo aveva già anticipato in un sogno e che le mie parole ne erano la conferma. Del sogno ricordava solo dei frammenti, come la sorella Sara, medicine e date. Pensò che il Signore la stesse avvertendo riguardo a qualcosa che poteva accadere a sua sorella.

La data, che ricordava perfettamente, cercò di capire cosa potesse significare, fin tanto che non comprese che il Signore aveva risposto alla sua preghiera indicandole la data esatta della mia conversione. I ricordi che conservo di lei sono tanti, non potrei comunque raccontarli tutti, ciò che posso dire che anche dopo la sua morte, la testimonianza della sua fede è rimasta indelebile nella vita di chi ha potuto godere della sua presenza.

Quando mi capita di incontrare coloro che l’hanno conosciuta, mi accorgo che nessuno conserva un brutto ricordo di lei, una persona in particolare ogni qualvolta mi vede, mi dice: “Cristiani come tua madre non ne ho mai conosciuto”. La sua morte prematura, è stata un’esperienza traumatizzante poiché il Signore l’ha chiamata a se in pochissimo tempo, il tempo di andare nella mia camera per indossare il pigiama, e quando sono ritornata non c’era più. Nel dolore di quei momenti però, il suo viso rilassato e sereno è rimasto impresso nella mia memoria donandomi pace.

Mio zio Paolo lesse il Salmo 16 che confortò la mia anima “Tu sei il mio Signore; non ho alcun bene all’infuori di te”. Tutti i credenti di Amantea vennero per salutarla per l’ultima volta ed anche loro ci sono stati di conforto e aiuto. Non mi ero realmente resa conto di quanto forte sia stato il segno che lei ha lasciato in questo mondo, quando facemmo il funerale, dovemmo chiudere la strada per il grande afflusso di persone. In ogni posto in cui mi sono trovata, ho incontrato persone che ricordano la sua fede ferma.

Concludo citando il passo di Ebrei “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni…corriamo con perseveranza la gara che c’è proposta” (Ebrei 12:1). Mia madre ora è parte di questa grande schiera di chi ha potuto testimoniare della potenza e fedeltà del nostro grande Dio, ed io, carica di tutti i suoi insegnamenti, cerco di correre la mia gara seguendo il suo esempio.

Come la ricorda… il nipote Stefano Iodice:

Avrei molto da raccontare su mia zia Giulia, tuttavia mi sarebbe impossibile scrivere tutto, lei per me è stata sempre presente, in buona parte della mia vita. Era come una seconda mamma, ciò che non riuscivo a esprimere con la mia, con lei diventava semplice. Nei miei momenti di crisi c’è sempre stata, ho potuto appoggiarmi su di lei che mi ha aiutato a reggere il peso, dandomi conforto.

Posso sintetizzare in questo modo la considerazione che avevo, ed ho tuttora di zia Giulia. E’ stata una donna di Dio, ospitale, accogliente, sapeva ascoltare e trasmetteva pace. Queste caratteristiche ne hanno fatto un punto di riferimento per i giovani, per i fratelli e le sorelle della comunità di Afragola.

Giulia è stata una donna di Dio che ha emanato il profumo di Cristo.

Come la ricorda…Dario Iazzetta

Il mio ricordo inizia quando ero un bambino di tre anni, era la mia monitrice. Posso dire che i ricordi effettivi della persona che era Giulia iniziano dal periodo dell’adolescenza. A qual tempo il fratello Salvatore Russo, suo marito, era il responsabile della riunione giovanile e lei lo collaborava attivamente, tanto che fu lei a essere la nostra referente.

Tutti noi giovani del tempo, la amavamo moltissimo e ascoltavamo i suoi consigli. Le ragazze erano curate personalmente da lei, cercando di insegnare loro la corretta etica cristiana. Il suo modo di agire era amorevole, delicato e sensibile nell’approcciarsi con tutti, soprattutto con noi giovani. Personalmente la ricordo come una figura materna verso tutta la comunità e, posso dire con certezza, di non averla mai vista sotto un’altra luce.

Tutti noi giovani e adolescenti eravamo come un’unica grande famiglia, e Giulia era il nostro riferimento in tutto. Furono tante le serate che trascorsi a casa sua, era bello stare con lei perché si parlava sempre del Signore, anche se a tavola c’era poco da mangiare o solo una pizza. Era la sua compagnia quella che noi volevamo, alla fine della serata rimaneva nel nostro cuore la benedizione della comunione fraterna.

Quando avevamo un problema, andavano da lei per un consiglio, o solo per pregare insieme e passare del tempo con “zia Giulia”. I discorsi che affrontavamo in casa sua, riguardavano temi dottrinali, il nostro futuro e della crescita spirituale. Il legame che lei aveva instaurato con tutti noi era talmente stretto che la chiamavamo “zia Giulia”. All’età di diciassette anni feci la mia personale esperienza col Signore, fui salvato e battezzato nello Spirito Santo, amavo parlare con lei intorno al servizio cristiano e mi spronava a servirLo.

Dopo la mia conversione nacque in me il desiderio di aiutare il fratello Cipolletta nelle riunioni di evangelizzazioni. Una ragazza era interessata al messaggio del Vangelo, era di solito presente alle riunioni. Tra di noi nacque una simpatia che mi faceva star male, ero cosciente che la nostra relazione non era nei canoni della Sua volontà, nonostante ciò non riuscivo a rinunciarvi. Era per me un grande problema poiché in quel periodo feci domanda per frequentare l’Istituto Biblico e fui accettato, quindi non potevo rimanere legato a una giovane che non aveva fatto nessuna esperienza col Signore.

Non sapevo davvero come fare, decisi di andare da zia Giulia per avere un consiglio. Le raccontai tutto quello che mi stava accadendo, del peso che gravava sul mio cuore. Lei non mi rimproverò, anzi ci inginocchiammo e pregò per me, chiedendo al Signore di spezzare il legame che non riuscivo a rompere. Dopo la preghiera prendemmo un caffè insieme, mi disse di andare la sera stessa dalla ragazza e parlarle con sincerità e rompere il legame con lei. Lo feci, la presenza del Signore era con me e mi aiutò a fare qualcosa che per me era difficile. Non mi sono mai pentito di aver ubbidito alla voce del Signore.

Anni dopo mi fidanzai con quella che oggi è mia moglie, lei abitava sullo stesso pianerottolo di Giulia. Dopo il matrimonio avremmo abitato lì, ero felicissimo al pensiero di vivere vicino a Giulia, infatti, le dicevo simpaticamente, che sarebbe stata la mia consigliera familiare. Ma i piani del Signore furono diversi. Io dovevo sposarmi il 27 Settembre, lei ritornò alla casa del Padre il 25 Agosto del 1998. Sono trascorsi venticinque anni dal giorno in cui appresi della morte di zia Giulia, e ancora oggi i miei occhi si riempiono di lacrime.

Una parte del mio cuore andò via con lei, non ho ancora incontrato una credente come lei. Dopo tanti anni ancora la piango, ancora ricordo questa speciale donna di Dio; semplice, corretta, onesta, educata che nonostante le sue numerose sofferenze era altruista e generosa verso chi andava da lei per ricevere un aiuto. Avrà avuto sicuramente dei difetti, io non li ricordo o, se c’erano, non me ne sono accorto.

Come la ricorda …Anna Di Fiore

Quando vedevo passare Giulia e suo marito che si recavano in chiesa in via Piave, io non ero ancora convertita, il suo volto dolce mi trasmetteva l’amore per il Signore. Ciò che ricordo con commozione era il suo modo di lodare il Signore, la sua lode trasportava la chiesa ed era di grande edificazione.

Frequentandola potetti scoprire che era un’ottima donna di casa, amava suo marito e le sue figlie; teneva l’economia domestica sotto controllo portando buona testimonianza. Ciò che occupava tutta la sua attenzione era l’Opera del Signore. Era una monitrice della classe dei bambini della Scuola Domenicale, un ruolo adatto al suo temperamento mite. Amava stare con i giovani e gli adolescenti, che avvertivano il suo amore sincero che li attirava, divenendo il loro punto di riferimento spirituale.

Ho lavorato con lei nelle riunioni d’evangelizzazione, ed ho imparato molto, dal suo modo di parlare con le persone e soprattutto dal suo modo di pregare. Quando pregava, le sue parole, guidate dallo Spirito Santo, penetravano nel mio animo, pregava con fede, in modo tanto dolce e profondo da muovere il braccio dell’Eterno, affinché mandasse benedizioni particolari.

Ero anche nel turno di pulizia e non ricordo di aver mai avuto con lei alcuno screzio o disappunto su nulla. Era in grado di interagire con ogni tipo di persone, aveva sempre una parola adatta e buona per ognuno.

Quando morì, mi trovavo al Centro Comunitario di Roccamonfina. Quella mattina, prima di iniziare la preghiera degli assistenti, il fratello Vitale disse che aveva una triste comunicazione per i credenti della comunità di Afragola. Ci disse che la famiglia Russo aveva avuto un grave lutto in famiglia, io non pensai a Giulia, il mio pensiero andò al padre della sorella Maria Larino, sua cognata. Nel sentire il suo nome, il mio cuore avvertì un dolore acuto che mi fece scoppiare in un pianto disperato, tanto che i fratelli pensarono che fosse mia sorella in carne.

Il legame che avevo con Giulia era molto più profondo di quello carnale, mi sentivo legata a lei spiritualmente. Quando testimoniava, ogni sua parola era d’incoraggiamento e di edificazione per me, e il pensiero di non poterla più udire, di non poterle più parlare, ne fare alcun’altra riunione con lei mi riempiva il cuore di tristezza. Il suo funerale fu celebrato nella comunità di Afragola, tutti i credenti presenti a Roccamonfina scesero per essere presenti al funerale.

La domenica successiva, mi sedetti al suo posto vuoto, al primo banco sulla destra. Lo feci per poterla ancora sentire tra di noi, avvertire ancora la sua presenza nella comunità. E’ stata per me una guida spirituale, un punto di riferimento, dove dirigermi per avere un consiglio fraterno.

Come la ricorda…Michele Di Fiore

Vorrei iniziare il mio ricordo di Giulia con il passo di I Tessalonicesi “Siate sempre gioiosi; non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (I Tes. 5:16-18) perché credo che la sorella Giulia lo abbia messo in pratica. L’ho conosciuta quando era la “signora Giulia”, ero un ragazzino e la vedovo passare mentre andava nel negozio di sua cognata. Era una donna pienotta e col viso paffuto corredato sempre di un bel sorriso, salutava tutti e tutti ricambiavano il suo saluto. Aveva sempre una parola buona “condita con grazia” per chiunque si accostava a lei per parlarle.

Quando mi sono convertito, ho avuto modo di conoscerla bene e in seguito ho lavorato nella scuola domenicale col marito, Salvatore Russo. Spesso di sera andavo da loro con mia sorella Patrizia, non amavo particolarmente uscire con i giovani li trovavo troppo frivoli, io ero uscito dal mondo e volevo avere la compagnia di credenti più grandi e più maturi nella fede, ecco perché spesso e volentieri mi rifugiavo a casa loro. Catturava la mia attenzione, il modo in cui raccontava le sue esperienze spirituali giovanili, come viveva la sua spiritualità da adulta.

Era una donna di preghiera, e credo che questa sua profonda comunione col Signore traspariva dal suo viso nonostante i problemi che aveva, li affrontava con calma e serenità proprio come si esprime l’apostolo Paolo “in ogni cosa rendete grazie perché tale è la volontà di Dio verso di voi”. Quando si arrabbiava con il marito, o con le figlie, oppure in qualsiasi altra difficoltà si trovasse, aveva un suo modo speciale per mostrare il suo disappunto, non era mai sgarbata e mai usciva fuori dalle righe.

È stata una buona consigliera spirituale, come io stesso ho potuto sperimentare. Ci faceva parlare, esporre la nostra difficoltà, sapeva venire incontro ai nostri problemi di giovani, senza essere bigotta e i suoi consigli erano sempre attinenti. E’ stata una guida nella mia giovinezza spirituale, per me che ero un ragazzo e il solo convertito in famiglia, mi fu davvero d’aiuto.

Aveva un ottimo rapporto con la chiesa, era amata da tutti ed era un’ottima monitrice. Quello che però la distingueva era il suo dono di evangelista, trovava sempre il modo di indirizzare il discorso sul messaggio di salvezza, aveva sempre la parola adatta alla situazione in cui si veniva a trovare. Anche con mia madre si fermò a parlare spesso, dal discorso più banale arrivava sempre a parlare di Gesù. Sapeva presentare il messaggio di salvezza.

Come la ricorda…Patrizia Di Fiore

Conservo un caro ricordo della sorella Giulia, per me è stata d’aiuto in un periodo particolare, quando mi trovavo a combattere contro i miei genitori che non volevano che io frequentassi la chiesa. La domenica sera andavamo a casa sua dopo il culto, parlavamo del Signore, ci divertivamo e ridevamo insieme a lei che era molto solare e giovanile.

Un episodio è rimasto impresso nella mia memoria, la incontrai per strada poco prima che sua figlia Paola si sposasse e mi disse “Patrizia, sento che ci dobbiamo preparare per il Signore. Tutte le cose sono importanti, io non voglio guardare né a destra né a sinistra voglio volgere il mio sguardo a Cristo perché voglio andare con lui” mi diede l’impressione di una persona che aveva urgenza di prepararsi per qualcosa. Detti il giusto valore a queste parole quando andò col Signore e compresi che lei sentiva che il suo tempo su questa terra stava finendo.

Io e mio fratello Michele eravamo particolarmente legati a lei perché ci ha aiutato molto nei primi anni della nostra conversione, quando avevamo bisogno di sostegno e conforto spirituale lei e la sorella Maria Larino sono state molto presenti per noi.

Come la ricorda …Ada De Cicco
Ho conosciuto la sorella Giulia nel 1992 quando, ancora una ragazzina, ero
fidanzata con Gianluca, il mio attuale marito. Ero un’adolescente e avevo una bella
amicizia con sua figlia Paola. Stavamo spesso insieme, e pranzavamo a casa sua
soprattutto di domenica. In più anche i nostri attuali mariti erano molto amici,
questo mi portava a frequentare casa di zia Giulia.
Mi piaceva andare a casa sua, non solo per la mia amicizia con la figlia, amavo
ascoltarli quando parlavano di Gesù, lei e il marito Salvatore, perché lo facevano
con una dolcezza che riusciva a catturare la mia attenzione. Ricordo che quando mi
raccontavano le loro esperienze spirituali non erano solo parole, riuscivano a farmele vedere, erano
reali nei loro atteggiamenti, attraverso la loro vita.
Era una monitrice della Scuola domenicale, ma nonostante la sua severità, i bambini la amavano e i
risultati si vedevano.
Frequentavo la comunità di Pomigliano, a quel tempo c’era un gruppo di comunità consorelle e la
domenica sera celebravamo il culto insieme. Dopo ci riunivamo tutti a Casalnuovo, e zia Giulia era
sempre con noi e tutti i giovani erano intorno a lei considerandola un punto di riferimento.
Era molto dolce e disponibile, ma anche severa quando la situazione lo richiedeva, soprattutto con
le figlie, dimostrando di non essere di parte. Ricordo che una sera dopo il culto chiamò in disparte
sua figlia Paola e la rimproverò, tutti i ragazzi parlavano durante il culto, tuttavia zia Giulia ci diceva di
non parlare durante la celebrazione, in segno di rispetto al Signore poiché potevamo benissimo
rimandare le nostre chiacchiere alla fine della riunione.
Quando seppi che era morta, noi eravamo a Formia in vacanza insieme con altri fratelli, nessuna
delle famiglie che erano presenti riuscivano a metabolizzare la notizia, le nostre occupazioni
quotidiane si bloccarono. Preparammo in fretta tutte le nostre cose e tornammo ad Afragola per il
funerale. Ricordo che via Sicilia fu bloccata per il grande corteo di persone che intervennero.
Stetti male per molto tempo per il dolore che provai in quei giorni, mi dispiaceva tanto vedere il
dolore di Salvatore, che l’amava profondamente, e quello delle sue figlie.
L’ho conosciuta nel periodo del mio fidanzamento e poi il nostro rapporto è proseguito anche dopo
il matrimonio. Mi ha sempre dato degli ottimi consigli, non solo sulla vita matrimoniale, ed anche
quelli erano tutti fondati su Cristo, ripeteva che per avere un matrimonio felice e benedetto non
dovevamo distogliere gli occhi dal nostro Signore.
Dopo venticinque anni, la sua bella voce sottile e allegra risuona ancora nella mia memoria.
Raccogliendo questi ricordi di tanti che l’hanno conosciuta, anche a me che non l’ho mai incontrata,
ma ne avevo sentito parlare solo quel mattino di Agosto a Roccamonfina, dove ero presente al
messaggio del fratello Vitale, ora sembra di conoscerla, perché ho realizzato il suo modo di essere
una vera figlia di Dio.


Lei non c’è più ma a noi tutti restano i suoi insegnamenti di vita cristiana:
1) Il Cristiano vive la vita materiale e quella spirituale allo stesso modo, le sue azioni, le sue
parole sono il riflesso dell’Amore di Cristo e di conseguenza la sua vita è coerente con quello
in cui crede. Egli si fa guidare, nel quotidiano, da tutti i consigli ricevuti dalla Parola di Dio.
2) Il Figliuolo di Dio Ama chi gli sta vicino, sapendolo ascoltare e pregando con lui, esercitando la
propria fede per aiutarlo a ricevere pace e serenità da Colui che può ogni cosa…
3) Il Credente chiede al Signore la sapienza necessaria per ricevere da Lui le parole e il consiglio
giusto da trasmettere a chi gli è vicino.
4) Il/la Fedele trova la forza in Cristo per essere lavoratrice instancabile, madre esemplare,
collaboratrice valida nelle attività di chiesa, nonostante le difficoltà fisiche.


Oggi posso dire, insieme ai miei fratelli, che il Signore ha regalato alla Sua Chiesa un dono di nome
Giulia Di Martino.