Mi chiamo Zanfardino Domenico sono nato ad Afragola il 16/04/1945. La mia adolescenza è trascorsa abbastanza tranquilla, avevo un buon rapporto con mia mamma, ma ero molto legato a mio padre ed eravamo sempre insieme. Siccome all’età di tre anni ebbi la poliomielite, che mi lasciò offeso a una gamba, i miei genitori erano preoccupati per il mio futuro, perché non avevo alcun mestiere, così pensarono bene di farmi diventare sarto, come mio padre, e mi raccomandarono di frequentare la Chiesa Cattolica, il parroco per tenermi lì mi diede il compito di vendere i Vangeli e vari articoli religiosi.

Il nostro lavoro insieme è continuato fin quando ho compiuto ventuno anni, ormai ero sarto, mio padre in seguito ad una malattia morì ed io caddi in crisi, perché il mio stretto legame con lui si era rotto, mi sentivo disorientato, così lasciai il mio lavoro a Napoli e mi trasferii ad Afragola, nel palazzo, dove abito ora. Ero un cattolico praticante, molto zelante in tutti i riti e le consuetudini della Chiesa, ma questo non mi aiutava a superare la mia crisi, e soprattutto non leniva il dolore che avvertivo per la mancanza di mio padre.

Ricordo che una sera, era vicino alle feste di Natale, stavo stirando dei vestiti che avevo completato e nel mio cuore c’era una profonda tristezza che mi faceva salire le lacrime agli occhi. Così per non farmi vedere da mia madre mi avvicinai alla finestra e guardavo fuori la pioggia che cadeva fitta, alzi gli occhi al cielo e iniziai a parlare con Dio e gli dissi “Perché mi hai tolto mio padre?” piangevo, ma mi rivolgevo a Lui con rabbia perché ancora non accettavo il lutto. Andai a dormire, non terminai neppure il mio lavoro e mi misi a letto.

La mattina dopo non mi svegliavo, mia madre si preoccupò perché di solito ero mattiniero anche perché la notte non riuscivo a dormire bene e così a una certa ora mi alzavo, quella mattina invece dormii fino a tardi. Quando mi alzai, sentii una pace profonda nel cuore, ero “leggero” ma non ci feci molto caso e così continuai il lavoro della sera prima, lavorai per tutta la mattinata poi nel primo pomeriggio successe qualcosa di strano. Un amico di mio padre busso alla porta di casa nostra e mia madre si affacciò per vedere cosa volesse, mi offrì un posto di lavoro in una fabbrica di vernici.

La cosa mi sembrò davvero strana perché anche lui aveva dei figli maschi, invece venne proprio da me; gli chiesi se avessi dovuto pagare qualcosa, ma lui rispose di no e così mi diede la lettera di presentazione e andò via. Io non ero iscritto al collocamento, non avevo alcun punteggio d’invalidità, non me n’ero mai preoccupato perché lavoravo già come sarto, ma decisi di cogliere l’occasione. Così la mattina mi attivai per preparare i documenti che mi richiedevano, e quando furono pronti, mi presentai al posto indicato con la lettera che l’amico di mio padre mi aveva dato.

Quando parlai con l’uomo incaricato per le visite mediche mi disse che sarebbero passati due anni prima di poter essere chiamato per fare la visita, io mi ribellai e vedendo questa mia reazione l’uomo mi disse di presentarmi il giovedì successivo e fare come lui mi diceva. Io così feci e risposi al posto di un altro invalido che però non era presente, quando mi chiesero spiegazioni io risposi che se la persona chiamata avesse avuto bisogno del lavoro, sarebbe stata presente, non poterono obiettare e così furono costretti a darmi tutti i punteggi d’invalidità che mi necessitavano per andare a lavoro. Questo era il mio carattere prima che il Signore mi salvasse, subito mi arrabbiavo e alzavo la voce se qualcosa non andava come io speravo.

A quel tempo non capivo che era stato il Signore a fare il miracolo, affinché potessi entrare a lavorare in quella fabbrica e conoscere le persone giuste. Il Signore intervenne ancora quando dovetti sostenere un piccolo esame, che sbagliai, ma loro non ci badarono e mi giustificarono dicendo che mi ero emozionato e così iniziai a lavorare. Ho lavorato trentasette anni in quella stessa azienda, sono avanzato di grado fino ad arrivare a fare un lavoro tecnico, il Signore mi ha abbondato di tutto e quando sono andato in pensione mio figlio Davide ha occupato il mio posto come dice la Parola di Dio “Io ti benedirò fino alla millesima generazione.”.

Dal trauma subito per la morte di mio padre, il Signore mi consolò donandomi pace nel cuore, mi diede un lavoro e mi fece incontrare due fratelli sul posto di lavoro, Alberto Vacca e Carmine Cilento che mi parlarono del Signore. Appena entrai nello stabilimento, mi affiancarono proprio ad Alberto e lui subito approfittò della vicinanza per parlarmi del Signore, poi venne anche il fratello Carmine io da parte mia subito specificai che ero un cattolico fervente, ma a lui questa notizia non fece alcun effetto. Io ero convinto che li avrei convertiti al cattolicesimo.

In quei giorni incontrai una collega di lavoro la quale mi disse che era stata a Pompei col fidanzato e che aveva comprato una Bibbia Paolina, una versione bellissima ed io gli chiesi se potevo leggerla, ma con mio stupore lei mi rispose che se la volevo basta dargli 1,500 lire. La prima cosa che pensai quando mi rispose così fu che lei per quel libro non ci teneva proprio, così subito gli diedi i soldi e la presi perché io invece ci tenevo tantissimo ad averla. Con la Bibbia tra le mie mani ero ancora più convinto di poter ribattere ai fratelli Alberto e Carmine, ma nei nostri scontri io ne uscivo sempre perdente.

Allora decisi di andare dal parroco della Chiesa che frequentavo, all’epoca era il santuario di Santo Antonio. Lo chiamai gli chiesi di spiegarmi alcuni passi che giustificavano l’adorazione dei santi, della Madonna e tanti altri argomenti cattolici che io non riuscivo a spiegare ai fratelli, lui prese la mia Bibbia e disse che quel libro era per i preti e non per noi. Il mio carattere allora venne fuori e gli risposi che se quel libro era solo per loro perché mai mi diceva di venderli in sacrestia? Allora gli dissi che se non rispondeva alle mie domande mi doveva ridare subito la Bibbia e non mi avrebbe più rivisto. Lui non rispose a nemmeno una domanda ed io, come avevo detto prima, ripresi la mia Bibbia non ci andai più.

Allora da solo iniziai a leggere di più la Bibbia e fare delle ricerche personali, ma sempre per contrastare ciò che i fratelli mi dicevano. La lettura mi portò un altro tipo di giovamento, mi faceva capire che il mio carattere e il mio modo di parlare dovevano essere modellati così m’impegnai a cambiare, ma lo feci nel modo sbagliato perché ci provai con le mie sole forze. Quando mi trattenevo riuscivo a controllare il mio carattere, ma poi una piccola controversia mi faceva scoppiare, perché non chiedevo aiuto al Signore. Poi ad Afragola installarono una tenda evangelistica in via Dario Fiore, vi entrai e notai un uomo che sistemava le sedie, io pensai subito che lo facesse per soldi, perché nella Chiesa Cattolica così funzionava.

Ma con mia somma meraviglia l’uomo che sistemava le sedie, era il predicatore, il fratello Stefano D’Alessandro. Assieme a un mio parente mi recai sotto la tenda e assistetti per la prima volta a un Culto Evangelico. La predicazione della Parola di Dio mi colpì tanto, anche perché sembrava indirizzata a me; il mio parente era già convertito e gli chiesi se avesse detto qualcosa al Pastore di me, perché il fratello parlava di sottomettere noi stessi al Signore e farlo lavorare nella nostra vita perché solo così si poteva avere la salvezza. I fratelli presenti dopo mi si avvicinarono e mi dissero che era il Signore che mi aveva parlato. Dopo questa prima esperienza iniziai a fare i primi passi nel mio cammino cristiano, e continuai a frequentare la Chiesa Evangelica che si trovava in via Piave 13.

La domanda alla quale più volevo avere una risposta era il perché i preti insegnavano ad adorare le statue, ed era questo l’argomento di discussione con i fratelli in fabbrica. Inoltre credevo che gli Evangelici fossero molto pochi, in pratica i due in fabbrica e i membri di via Piave per cui il fratello Vacca da quella sera mi portò in una chiesa diversa quasi ogni giorno, per farmi rendere conto di quanti cristiani ci fossero a Napoli, ed io lo seguivo con gioia perché comprendevo che era quella la via che portava alla verità. Frequentando le riunioni di culto nella comunità di Afragola, sentivo sempre delle predicazioni sulla salvezza dell’anima per andare in cielo, ma io non capivo di cosa si trattasse non riuscendo a realizzare come poteva essere possibile.

Sempre in quel periodo si parlava di un convegno a Roma, stiamo parlando del 1967, ed io andai con loro per tre giorni. Di mattina si facevano lo studio, poi la preghiera per la guarigione e il culto finale. Io ero con Mario Ciaccio, questo fratello aveva un problema all’orecchio e pregava per la guarigione, e la ebbe in quell’istante. Vennero da me sia il fratello Gennaro Russo e il fratello Liberato con gli occhi arrossati per la grande benedizione che il Signore gli aveva dato, e mi dissero di andare avanti per essere guarito dal Signore, ma io risposi che volevo la salvezza dell’anima, ero andato con il pensiero di sperimentare questa gloriosa esperienza che leggevo nella Bibbia. Io pregavo di vedere il Signore all’opera, non m’interessava la mia guarigione fisica, io volevo essere salvato.

Mi ricordo che si avvicinò una mamma con il figlio con un grave problema alle braccia, non riusciva a distenderle e i fratelli pregavano per la guarigione di questo ragazzino. Quando a un tratto il fratello che dirigeva la riunione affermò che la guarigione era avvenuta ma non si vedeva perché la madre non aveva avuto fede abbastanza, in quel momento io vidi la disperazione di quella donna davanti a Dio perché per colpa sua il figlio non era guarito. Poi ho visto la misericordia del Signore, perché mentre la madre chiedeva perdono, il figlio sperimentò la guarigione, perché si alzò e abbracciò la madre.

Posso dire che quella sera fui soddisfatto, anche perché lo Spirito Santo scese su di me e m’inondò della sua benedizione e anch’io sperimentai la salvezza dell’anima che tanto avevo desiderato, durante il viaggio di ritorno il mio cuore era ricolmo di pace e gioia e niente avrebbe potuto disturbarmi. La difficoltà non si fece attendere, infatti, poco dopo si ruppe una ruota del furgoncino mentre eravamo sull’autostrada, e fu per me un insegnamento prezioso perché vidi la differenza di comportamento tra i miei vecchi compagni e i miei fratelli in Cristo, poiché non si arrabbiarono, ma glorificavano il nome del Signore e pregavano mentre cambiavano la ruota, questa esperienza mi fa piangere di emozioni ancora oggi dopo tanti anni.

Il Signore fu buono e paziente verso di me dandomi più di quanto gli avessi chiesto. Passarono circa quattro mesi da quando il Signore mi salvò e iniziai a pregare per avere una moglie, così mi rivolsi ai miei fratelli in carne. Mi fecero conoscere una ragazza che aveva il fratello meccanico, mi piaceva molto, così dopo poco chiesi a suo fratello di poterla sposare. La mia futura moglie era vissuta in collegio, perché non aveva i genitori, ma viveva con questo fratello maggiore ed essendo vissuta con le suore era ancora più religiosa di me prima di convertirmi. Dopo un anno e mezzo il 13 Ottobre del 1970 mi sposai. Io gli dissi che ero evangelico, per quanto fu un’esperienza dura perché mi ritrovai a combattere contro la sua famiglia e alcune volte anche con lei, mi fu molto utile per crescere nella fede.

Io gli parlavo del Signore e la invitavo a venire in Chiesa con me, ma lei rifiutava sempre così a un certo punto non gli dissi più nulla e questa mia reazione la istigò molto più delle mie parole. Infatti, un giorno mi ritrovai in casa con tutti i nostri familiari e iniziai a parlare del Signore a tutti, e nel discutere con loro, mia moglie mi appoggiava e mi aiutava a spiegare. Io feci un patto col Signore il 2 Novembre del 1973, mentre mia moglie si convertì al Signore circa sei anni dopo il mio battesimo e questa avvenne in conseguenza di una mia drastica decisione. Io ero convertito da tempo, e avevo sulla parete del letto sia la parola di Dio sia un quadro di una madonna, non riuscivo a staccarmi da quell’immagine. Mi rendevo conto che nonostante il Signore mi benediceva avevo sempre un chiodo fisso nella mia mente che era quel quadro.

Pensavo cosa avrebbe potuto dire vedendo il quadro qualche mio parente al quale avevo parlato del Signore dicendogli che non era buono adorare le immagini. Così decisi di distuggere quel quadro, e dopo averlo fatto, mi sentii libero. Mia moglie non disse nulla, né in bene né in male ma ricordo solo che da quell’episodio iniziò a venire in Chiesa e il Signore la salvò e riempì di Spirito Santo, il 2 Aprile del 79 fece un patto col Signore. Così potetti dire che io e la casa mia ora servivamo l’Eterno. Quando mia moglie era in attesa del nostro terzo figlio Davide, il marito di mia sorella mi propose di fare delle modifiche nell’appartamento in cui vivevo e anche al palazzo, perché dovevamo spostare una scala e recuperare un’altra stanza. Quando chiesi a mio cognato, quanto mi sarebbe costato il tutto e come voleva essere pagato, lui mi disse la somma e che lo avrei pagato un po’ alla volta.

A metà dei lavori, mio cognato li fermò perché il totale dei soldi che lui mi chiese per fare il lavoro completo terminò. Si giustificò dicendo che io avrei dovuto sapere che per sistemare la casa ci voleva molto più di quando lui aveva chiesto. Deluso e confuso lo cacciai da casa, io e la mia famiglia rimanemmo in una casa che non era finita, non avevamo le porte e soprattutto non c’era una scala adeguata a me invalido a una gamba. Così dovemmo elemosinare delle stanze per dormire dai nostri parenti, ma il mio spirito era deluso e amareggiato. Nel frattempo mia moglie si convertì al Signore e fece anche il patto in acqua, quindi fummo in due ad alzare la nostra preghiera al Signore.

Quando i fratelli seppero la condizione in cui mi trovavo, il fratello Pasquale che a quel tempo era il pastore insieme al fratello Gennaro, mi offrirono di appoggiarmi in una casa di due stanze sopra la chiesa. Così portammo delle brandine e dormimmo lì tutti insieme fin tanto che la mia casa non era pronta. Solo che io non dormivo, la rabbia era tanto forte in me che feci il pensiero di vendicarmi e permisi al nemico di insinuare nella mia mente il pensiero di ucciderlo. Grazie a Dio ne parlai con il fratello Stefano D’Alessandro, il quale mi disse di pregare per capire cosa il Signore voleva che noi facessimo. Quella sera, avemmo la gradita visita del fratello Germano Giuliano che come ospite salì sul pulpito.

Il fratello rivolgendosi all’uditorio disse “la tua situazione non è buona. Se non ascolti la voce del Signore tu andrai in prigione”, il fratello Stefano mi confermò che il messaggio era rivolto proprio a me e che dovevo ascoltarlo. Continuò dicendo “ti dico quello che devi fare, sarà duro il tuo compito, devi perdonarlo e in dimostrazione di questo lo devi salutare anche se lui non ricambia il saluto, ma tu devi farlo. Se lo farai il Signore ti aiuterà e vedrai cosa farà”. Alcuni giorni dopo venne da me il fratello Della Bella e si offrì di prendersi cura del mio palazzo, io dissi di si a patto di poter pagare tutto. Lui accettò e mi disse che a un suo cliente era in debito con lui voleva chiedere di disobbligarsi dandomi tutte le mattonelle che mi servivano, poi io l’avrei pagato ogni volta che avevo i soldi.

Mi sembrava una cosa così inverosimile, parlavo con me stesso e mi dicevo che ogni volta che avevo pregato il Signore aveva risposto, e ora volevo chiederGli un modo per guadagnare qualcos’altro, oltre al mio stipendio, solo per pagare i lavori per la mia casa e sistemare la mia famiglia, ma gli promisi che appena finito di pagare i lavori avrei subito smesso e non sarei più mancato nella Sua casa. Il Signore accordò alla mia preghiera, infatti, tutti i piccoli lavori che facevo, fruttavano tanti soldi e il fratello Ciccio Patriciello si dispose a mettere i pavimenti per tutto l’appartamento senza avere soldi al momento, accettò di averli quando li guadagnavo. Insomma non so dirvi come, ma mi ritrovai la casa terminata e tutto ciò grazie alla benignità del Signore. Per quanto riguarda mio cognato, lui non voleva vedermi e mia sorella mi disse di lasciarlo stare. Dopo circa venti anni mi chiamò perché il marito voleva vedermi e si trovava in ospedale, io subito ci andai. Quando lui mi vide, iniziò a piangere e a implorarmi di perdonarlo perché con me aveva sbagliato ed io naturalmente lo perdonai subito.

Dopo questi episodi iniziai a servire il Signore prendendo anche degli impegni in Chiesa. Inizia nella Chiesa di Casalnuovo come tesoriere della Scuola Domenicale, solo che quando avevo finito il mio compito rimanevo senza far nulla, così una mattina, girando nei locali di Chiesa, notai degli scatoli dimenticati in una stanzetta li aprì e vidi tanti libretti della Scuola Domenicale. Andai dal fratello Liberato e lo avvisai della presenza di tutti i libretti, così i fratelli m’incaricarono di organizzare i libretti per la Scuola. Morì un fratello che insegnava in una classe e il fratello Stefano mi chiamò per collaborare con lui, come compresi il sistema, mi lasciò solo e ho continuato a insegnare ai bambini di 9 – 10 anni fino al 2017, perché fu scoperta la mia malattia. Nel 2007 feci delle analisi di controllo, quella volta il risultato non fu buono come sempre, si scoprì che avevo i globuli rossi in diminuzione.

Dalle varie ricerche che mi fecero scoprirono che avevo un tumore nel sangue chiamato Melanoma multiplo, ma il medico si meravigliò di come mi trovò bene nonostante la malattia, però mi ricoverarono. I dottori parlarono con mia figlia Lina e suo marito e gli dissero che avevo sei mesi di vita, mia figlia non mi disse nulla ma dalla sua espressione io compresi tutto, la mia risposta fu che anche se si fosse avverata la previsione del dottore, io ero sicuro che sarei andato in cielo. Quando ero ricoverato, vennero nella mia camera due donne che accompagnavano il prete che andava stanza per stanza per celebrare delle messe. Queste due donne furono entusiaste di sapere che ero evangelico perché volevano sapere in cosa credevamo, io gli parlai del Signore e quando il prete le venne a chiamare evangelizzai anche lui.

Avevo sessantadue anni quando mi ammalai, non ero troppo anziano e poterono farmi un cambio di sangue per purificare il mio, dopo due giorni ritornai in ospedale per completare la cura. Sono stato bene per circa dieci anni, fino a due anni fa quando andai a fare un controllo e dai risultati si vide che era ricomparsa la malattia e dovetti lasciare il mio lavoro nella Scuola Domenicale. Quando si ripresentò la malattia, furono più i miei familiari che reagirono male a questa notizia, si attivarono per trovare il miglior oncologo ed erano disposti a portarmi anche in Francia. Io li feci parlare e poi gli dissi che il Signore fino a quel momento mi aveva soccorso e aiutato, quindi annunciai che avrei continuato ad andare al Cardarelli.

Il fratello Stefano mi venne a fare visita, e le sue parole confermarono ciò che il Signore mi aveva detto, cioè che non dovevo preoccuparmi perché se io non fossi più servito al Signore, mi avrebbe preso e portato con Lui. Poco tempo dopo la malattia mi colpì l’occhio, e anche in questo caso il Signore mi guidò. Mi prenotai al Cardarelli, l’addetto mi conosceva e mi disse di andare da un certo dottore per fare la maxsillo facciale, io seguii il consiglio. Quando entrai nel laboratorio dietro la macchina c’era un dottore, ma stranamente ne entrò un altro che lo fece alzare e mi fece lui stesso l’esame, solo in seguito scoprii che era il primario di quel reparto. Portai i risultati dell’analisi in un altro reparto, appena iniziai a parlare con questi dottori, ebbero una telefonata, era il primario che aveva chiamato per assicurarsi che io fossi arrivato. Chi ero io per avere quel trattamento privilegiato, infatti, anche i dottori restarono stupefatti dell’accaduto.

Vi racconto questa gloriosa esperienza per incoraggiare chi si trova nella mia stessa situazione in modo che possano ricordare che “Ogni cosa coopera al bene di chi teme l’Eterno”, e che nelle difficoltà della vita, qualunque esse siano, il nostro Dio è più grande del più illustre dei medici di questo mondo. Questo primario mi fece ricoverare per operarmi e per eseguire la biopsia, in base al risultato mi doveva prescrivere la chemioterapia adatta a me. Dopo due lavaggi iniziammo a vedere dei risultati, ancora oggi la sto facendo naturalmente con dosi e tempi molto ridotti perché sono in via di guarigione. Il mio Dio è il grande Iddio e solo a Lui io darò sempre la gloria.

Domenico serve il Signore da anni e nel raccogliere la sua testimonianza ci è parso opportuno chiedergli di dare un consiglio alla nuova generazione sul come vivere una vita di fede e mi ha risposto che “la fede viene dall’udire la Parola”, e che il Signore ci ha dato l’intelligenza per poterla comprendere “Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il vero” (I Giov. 5:20). Se in tanti, anzi in troppi, deviano dalla retta via, ciò è dovuto a una mancanza di conoscenza della Parola e di un costante approfondimento personale.

Abbiamo ricevuto questa testimonianza il primo Maggio 2019, poi il ventotto Ottobre 2020 Mimmo è tornato al Padre dopo aver combattuto ancora per diciassette mesi con la malattia. Durante tutta la sua vita Cristiana è stato un maestro che ci ha insegnato a temere il Signore e a sperare solo in Lui, ad avere rispetto per i fratelli e a sentirci onorati di Appartenere e Servire il RE dei Re. Ha trasmesso questi stessi insegnamenti ai suoi figli e ai ragazzi della sua classe di Scuola Domenicale, giocava e scherzava con loro ma quando doveva dire la verità, anche se era dura, lo faceva e basta, per amore verso di loro che, anche per questo, lo hanno amato di più.